sabato 11 luglio 2015

dieci a mezzanotte

musica - moderat - last time  (ascolta mentre leggi)
fotografia - a.i. - Vicenza silent night  




ho visto un sacco di piante, quindi non ti chiamo...

l'amore non segue le logiche ti toglie il respiro e la sete

...............

mentre il mondo cade a pezzi io compongo nuovi spazi e desideri che appartengono anche a te mentre il mondo cade a pezzi mi allontano dagli eccessi e dalle cattive abitudini e tornerò all'origine e torno a te che sei l'essenziale

i can say no

in a dark room in cold sheets

i can feel

:'(

i feel lost between your legs

perchè piangi?

mi manchi

of the habits of my heats

it make it hard to let you go

I tell my self
you confident
you in my bones

I can say no you get too close

it make hard to let you go


now you falling asleep
now i'm going to sleep
let me go
i just can look and scare me
jelousy turning
lullaby
destiny is calling me
open up my eagel eyes
mr bright side


i'm coming out of my cage
it was only a kiss
and my stomach is sick
let me go

cause i just can't look and

and takin control

❤️

my wish
what to say of the day
sunday
for a while
oh sunday
for a while

ti fastidia?

if i was young
my dream on the ground

dream to die far from home
one by one

let the season begin with rose

capita anche a noi
di far la guerra e ambire poi alla pace

questo è un po' vero

i know

what?

che è un po' vero

smack

perchè far la pace è bello

se si è giovani

al cinismo più bieco e posato tipo quello da cantautorato esser stronzi è roba da pochi farlo apposta è roba da idioti


...sai che se vuoi puoi scrivere un post, vero?

le paure non han fissa dimora

non son più capace


non ci credo

a chi critica valuta elogia figli di troppo di madre noiosa arte è pensiero che esce dal corpo ne più ne meno dello sterco

perdenti per sempre perfetti per oggi

tu scrivi quello che ti passa per la testa..poi le parole le trovi al momento

puoi anche appiccicare versi di canzoni diverse

che so..

let me in
if you could keep me togheter for a moment in time
your skin
you will see

ma siccome l'idea è tua ed è pure carina raccogli un po' di messaggi che ci siamo mandati e poi li posto

for a moment in time

mi metto a dormire

finito il tempo. nuovo giorno. nuova notte
buona

sabato 22 novembre 2014

dieci a mezzanotte

musica - b.fleischmann - composure (ascolta mentre leggi)
fotografia - gp - sevilla, setas - d90 f/4.5 t:1/30 ISO:2500




Non ricordo chi diceva -e non ho intenzione di googlearlo- che la morte è una livella sociale, mette tutti sullo stesso piano. Orizzontale.

Ho avuto un'illuminazione su un'altra livella sociale: il mattino. Il mattino del prima che sorga il sole. L'ho scoperto da poco. Non l'ho scoperto da solo per altro, mi ci han praticamente portato.
Più che livella sociale lo si può definire come una sorta di cambio di prospettiva su un aspetto curioso e caratteristico degli agglomerati urbani che siamo abituati a chiamare, da un bel po' di tempo, città.

In città, in quelle italiane per lo meno (che non siano Milano, Napoli o Roma, molto più grandi della media) si riconoscono sempre due zone. Il centro e quello che al centro ci sta attorno. Chiamalo periferia, zona residenziale, sobborgo, hinterland o in tutti gli altri modi che vuoi, ma rimane il non centro.

Il centro si distingue per essere più fighetto, almeno come idea che dà e come prezzi che gli danno i vari venditori, locatori, commercianti di qualsivoglia merce che puoi trovare tra le vie impettite di palazzi storici.

Il centro di giorno? Persone che stanno andando a lavoro. O che stanno andando a cercarlo. Studenti che dovrebbero essere in classe, ma se è una bella giornata li vedi passeggiare con zaini improbabili e capelli ben pettinati. Serrande aperte. Odore di pane dalle panetterie, di dolci dalle pasticcerie. Di fiori dalle fiorerie colorate da secchi di metallo con dentro tulipani variopinti. Chi si incontra si saluta, chi si incontra e cerca di non salutarsi.  

Il centro la sera? Beh, inutile dirlo, arrivano persone, come formiche, da tutte le parti, escono pure dai palazzi più antichi -quelli che nessuno pensava fossero abitati da persone vere- per avventurarsi tra aperitivi, incontri, cene, concerti e altre forme di vita associativa a cui si dedica solitamente la parte finale della giornata.

Fuori dal centro tutto questo ronzare di attività, anche se in parte si può verificare, perde di fascino e, come spesso accade, le cose sbiadite passano inosservate.

La periferia potrebbe essere riassunta con un'immagine: c'è meno luce. Come se lì la sera arrivasse prima. Non ci sono i locali che la tengono sveglia con il loro ronzio umano da giro in giostra.

Dicono persino sia più pericolosa. dato che la vita costa di meno, il luogo comune che viene subito in mente è quello che ti dice: dove costa meno ci vive chi più delinque. Bene.
Non nel senso di "delinque bene". Era più un bene, prenditi una pausa su questo luogo comune e poi prosegui.

Però il mattino... eh il mattino il centro lo frega un po'. Lo frega proprio a favore del fuori-centro. In centro al mattino è rimasto tutto il grigio della notte prima, tutto il casino-non-digerito che la sera ha lasciato in eredità.
L'ubriaco che, smaltita la sbronza e passata al riparo la notte, se ne deve andare per non dare troppo nell'occhio.
I camion dei rifiuti con quelle luci fastidiose e il casino incredibile da camion troppo vecchio per strade troppo strette e le vampate di gasolio puro che rifila quando riparte...
Nessuna faccia nota perchè il ricambio di persone è alto e sembra quasi, a quell'ora di essere sempre in una città diversa.

La periferia invece?
La signora che stende il bucato nel giardinetto di fronte casa, perchè se non sei in centro, un po' di giardino lo hai anche. Ti saluta con il sorriso e urla al figlio che se tarda ancora un po' a scuola non ci arriva più.
Il cane che fa la passeggiata, ti vede e ti lecca felice prima di finire a gironzolare nel parchetto del quartiere. Che magari un po' di giardini li han ricavati tra le case della periferia.
Il signore distinto che sistema il bidone dei rifiuti e ha tempo di dirti qualcosa sul tempo che non si decide a migliorare.
L'anziano in passeggiata mattutina, con quotidiano sotto al braccio, cappello a tesa in testa, paio di "beats" over ear e un saluto guascone di chi la sa lunga.
La ragazzina che trascina lo zaino alla fermata del bus e aspetta con una faccia assonnata che solo lei. Mentre fa giorno.

Ecco che allora basta cambiare un po' la prospettiva, mettere a fuoco pur con poca luce, guardare bene e rendersi conto che... rendersi conto che.

finito il tempo. nuovo giorno. nuova
notte.
buona

domenica 18 maggio 2014

dieci a mezzanotte

musica - eurydice - the pains of being pure at heart, live (ascolta mentre leggi)(meglio la versione studio qui su spotify, ma se non avete l'account...)
fotografia - gp - monti lessini - d90 f/4.8 t:1/250 ISO:400



Ho visto viaggiatori serali su regionali veloci che si concedono una certa quantità del tempo di viaggio per dormire. Ma dormire in un modo particolare, direi atavico. Cullati come un tempo, quando, neonati, erano gli altri a decidere il loro ritmo circadiano. Guardarli fa sorridere, ma dà anche un retrogusto, per così dire, felice alla faccenda ritorno-di-fine-giornata.

Chi con le cuffie ficcate dentro gli orecchi e con la testa coperta da una coppola a quadri blu e gialli di cotone leggero -per la primavera, che non vuole arrivare, ma spera di propiziare- avvicina il mento al torace e un po' per la musica, un po' per i binari che fanno dondolare le carrozze, dà dei piccoli colpi col mento sullo sterno, in una strana danza. Non troppo forti, non troppo bruschi, quasi per simulare un ballo sincopato. I capelli cortissimi e bianchi che spuntano ai lati della coppola fanno sperare in un pezzo dei The Who in quelle cuffie. Magari, invece, si fa cullare da un brano shogaze, che vista l'ora e l'occhio nascosto dalla palpebra spiegherebbe molte cose, ma non riesco a sentire...

Chi incassa appena la testa tra le spalle. Flette lentamente il collo in avanti. Lentamente, piega piano, piano, quasi impercettibilmente, la testa verso il basso. 
Piega... piega... piega e poi BAM! ritorna diritto. In posizione di partenza, senza aprire mai gli occhi che tanto la strada da fare la conosce bene. 
Infatti ricomincia: scende piano piano, piega... e BAM! su di nuovo. 
Puoi passare parecchi minuti pensando che prima o poi si sveglierà, oppure che un colpo da un momento all'altro farà rotolare la testa sul sedile di fronte. Invece niente, continua così, presumibilmente fino alla sua fermata senza svegliarsi... 

Chi preferisce stare con la testa di lato. Destra o sinistra non fa differenza. Si alternano. Se è molto stanco e gli capiti seduto di fianco può pure essere che intraveda in te e nella tua spalla un futuro da cuscino. Per fartelo capire ci si appoggia a quella spalla. Ma sono momenti di rara vita vissuta, da raccontare con qualche messaggio su WhatsApp, proprio mentre ti succede e magari da incorniciare con un autoscatto (li chiamano selfie...ma ce n'era bisogno?). Forse un po' di compagnia, in fondo, la fa anche... 

Chi con la faccia stanca dalla giornata di sveglia-treno-lavoro-capo-che-ti-insegue-pranzo-lavoro-pausa-caffè-colleghi-che-salutano-treno sa bene cosa fare. Finalmente. Sul suo treno di casa. Troppo abituato a quel sedile dondolante per non approfittarne un po'. Appena si parte le mani fanno una specie di palla con il maglione, quasi in automatico. La testa trova subito il suo posto sopra quel maglione, con sotto quel poggiatesta, un mezzo sorriso compiaciuto e... 

Chi con le gambe magre di ragazza distratta, se ne sta raggomitolata in prima classe - che ogni tanto si inventano di far diventare seconda - su sedili un po' più ampi del solito, ma scomodi uguale. Tutta raccolta con piedi e ginocchia incastrate sul sedile. Tolte le scarpe e appoggiate con strana cura appena sotto il sedile. Vicine. Le braccia raccolte, i gomiti bianchi dell'inverno uno contro l'altro e le mani aggrappate tra loro sotto la guancia. Arricciata addosso a labbra appena aperte...

finito il tempo. nuovo giorno.
nuova notte. buona 

lunedì 24 marzo 2014

dieci a mezzanotte

musica - i tuoi maledettissimi impegni - max gazzè (ascolta che non c'è niente da leggere)
fotografia - non pervenuta

ma chi se ne accorge a due anni di distanza?

domenica 26 febbraio 2012

diei a mezzanotte

musica - mississipi isabel - king charles (ascolta mentre leggi)
fotografia - gp - rosolina mare foci, dell'adige - sony alpha 100 - f 5 t 1/40 ISO:400


sei solo quando accendi la luce di una abat-jour rossa sopra il comò. sei solo quando provi a pronunciare parole francesi. sei solo quando assaggi la lingua di un'altra persona. sei solo quando fai colazione il mattino presto con una leggera nebbia alla finestra. sei solo quando dipingi quadri che vorresti stupissero come quelli di Caravaggio. sei solo quando sei fermo in macchina per i carri di carnevale che occupano la strada una domenica in cui il carnevale è già finito. sei solo quando passeggi per le calli di Venezia, la magica Venezia. quando scopri che è sbocciato un fiore proprio della terra che ti passa vicino ogni giorno e che pensavi fosse sterile. sei solo quando ti sporchi. quando ti lavi. sei solo quando piove e vorresti continuasse fino ad annegare. quando nuoti nella piscina della tua città. quando passeggi per marciapiedi mai visti. sei solo quando le pubblicità dei manifesti ti disgustano. quando prepari da mangiare per gli ospiti. Sei solo quando lavi i piatti. quando ti addormenti in cucina. quando apri la finestra perchè entri un po' d'aria. sei solo quando qualcuno suona al tuo campanello. quando lo fai entrare. sei solo quando quando stai sul divano per ore senza sapere da quante, ore. sei solo quando guardi l'orologio, che non ti passa mai.
sei solo quando stai male.
sei solo quando cadi. quando corri. quando parti. quando vedi il più bel tramonto degli ultimi mesi. sei solo quando chiudi le tende. quando guardi qualcuno che ti sembra di conoscere, ma che non hai il coraggio di interrogare. sei solo a scuola. alla fermata dell'autobus mentre ascolti a tutto volume Rebel Rebel nelle cuffie. sei solo quando parli. quando ascolti la tua musica. sei solo quando sei ad un concerto con un casino di persone sudate attorno. alla gara più importante dell'anno. sei solo quando di anni ne hai già un bel po' e ti sembra impossibile di essere rimasto solo. sei solo, anche, quando sei solo. quando preghi. quando caghi. quando ti fai la barba. quando non hai voglia di farti la barba. sei solo quando stai baciando le tette più belle e ti ci vorresti aggrappare a quelle tette per un bel po'. sei solo quando perdi l'appiglio dell'arrampicata più difficile del mese. quando devi digerire. sei solo quando rutti. quando scappi. quando vedi un segnale di dare la precedenza. quando ascolti un disco dei Pearl Jam. sei solo quando fai colazione senza cereali ma con la spremuta. sei solo quando... quando sei solo che ti vengo a trovare? sei solo quando voli. Sei solo a Barcellona, Cambridge, Malmoe, Vienna, Londra, Firenze. sei solo di notte sul treno mentre ti raccontano la barzelletta più divertente degli ultimi anni..che è da un po' che non ti fanno ridere. sei solo quando guardi la tv. quando la tv ti guarda. sei solo quando sei al mare.
sei solo quando spari cazzate e tutti ridono. sei solo quando muore qualcuno in guerra e non sai ancora perchè. sei solo quando dici ovvietà da bar sport. sei solo quando le ovvietà da bar sport le trovi nelle trincee quotidiane della vita. sei solo quando leggi. quando navighi. quando partorisci, sei sola. quando cresci. quando impari a piegare le magliette. quando stiri. quando parli ad un pubblico adulto. quando fai meravigliare un bambino che ti ascolta come fossi il mago delle fiabe. sei solo quando studi il cerebellum di un topo di tre mesi. sei solo in mezzo agli eschimesi. sei solo quando arrivi a casa dopo due giorni, o forse ti senti solo.

sei solo anche quando..no non è vero, non sei solo quando sei..








mercoledì 18 gennaio 2012

mezzanotte e... una torta di mele

Musica - m83 we own the sky (ascolta prima di ascoltare il mare)

Niente.
Tutto bianco, abbacinante, senza colori. Non un odore, non un sapore. 
Silenzio, da sempre, senza pause.
La pelle fredda non prova alcunché.
Si apre una porta. D'improvviso sento il rumore delle onde; guardo dentro e vedo l'azzurro del cielo che si specchia nell'acqua. 
Entro e l'odore del mare mi arriva dritto in fronte e il sapore del sale mi ha già seccato le labbra. Posso toccare l'acqua che il vento mi porta sulla faccia a piccoli spruzzi, emulsione di luce aria acqua sale sole.    Lei.

I primi passi e le orme sulla sabbia lo urlano chiaro. Prendo tempo, gioco con una conchiglia distratto e attento al ritmo del mare. Attento. distratto. distratto. attento. Ascolto le poche parole che escono a fatica dalla sua bocca, per capire dove va tutta questa acqua. Questo mare che mi piace parecchio senza sapere il motivo, forse perchè non riesco a conoscerlo. Pochi scambi di battute vaghi accompagnano il suono del vento tra gli scogli che affiorano. Tutto si confonde e sembra svanire con le impronte veloci e fitte di granchi dispersi dalla tempesta.

Sto per perdere di nuovo. Perdere?

Perchè quando vuoi tenere per te il mare devi evitare di commetter lo sbaglio più grande: cercare di prenderlo con la mano e stringerlo forte per imprigionarlo. Tenerlo lì con te. Ti accorgi che più stringi il pugno, più l'acqua scappa da ogni parte e soltanto il salmastro resta nel tuo palmo a ricordarti quanto bello poteva essere e invece non è stato. Puoi solo leccarlo per farlo sparire nella gola.
Nel mare ti puoi tutt'al più immergere. Se lo vuoi con te devi spogliarti e incamminarti contro le onde. Bagnarti.
Partendo dai piedi, passando alle gambe. Abbassi le mani per entrarci con le dita. Avanzi. La pancia e il petto fanno fatica ad accettare il freddo. Il cuore accelera e qualcosa ti dice, se ascolti. Alla fine il collo, la testa, i capelli e tutto. Solo allora il mare è con te. O meglio, tu sei con il mare.
Ti ci puoi buttare anche all'improvviso con una corsa alzando bene le ginocchia per arrivare prima possibile dove l'acqua è alta abbastanza per tuffarti. Senza pensare, d'un tratto, inventando una traiettoria. 

Il modo per starci lo puoi scegliere, forse. Ma non cercare di prenderlo. Il mare.

Amare è la più bella delle debolezze
E anche il modo peggiore di cadere 
all'infinito dall'alto di una muraglia 
Di perdere l'equilibrio quando si è 
appollaiati in cima ad una scala per 
cambiare 
una lampadina. 
Tahar Ben Lelloun, Cinquanta paradossi

venerdì 6 gennaio 2012

dieci a qualche ora di qualche cosa che forse finisce e forse inizia

musica - jonsi - tornado (ascolta e leggi il testo se hai voglia)
fotografia - gp - dalla finestra di camera mia - d90 f/4 t:1/400 ISO:200


Se ne hai una sola, tanto vale vederla nel modo migliore. Una sola cosa? Vediamo...
- tavoletta di cioccolato
- lista della spesa
- possibilità di inciampare
- calza con dentro il piede da accarezzare
- bottiglia di vino
- bocca che sbadiglia
- pausa tè mai bevuto
- luce dei lampioni
- finestra per guardarti
- voglia di rivederti

Passeggiare in una galleria del centro. Guardare avanti, dritto, un punto fisso. Vedere volti, avanzare. Guardare avanti e vedere volti. Non guardare volti e vedere avanti. Così per scelta. Per restare estranei. Capelli scuri di donne alte.  Guinzagli con cani stanchi. Berretti calati su fronti sorridenti. Le feste aiutano a distendere: visi, rughe, rapporti, tovaglie dismesse dall'anno prima. Cammino e sorrido. Penso che dietro di me non lascio niente. Mi giro. Invece no, qualcosa dietro c'è. Ci sono persone che scommetto sorridenti anche se posso vedere solo capelli o cappucci pelosi o berretti scuri o sciarpe colorate. Soffro il non poter dire la mia a chi mi vuole evitare. Forse c'è un tempo per stare zitti, in disparte, al freddo del distacco. Fino a quando non passa l'inverno. Che non vuol dire stare lì fermi ad aspettare. Vuol dire che bisogna mettersi a saltare sul letto ed essere felici. Saltare di gioia proprio sopra il materasso...
Scusate mi hanno detto che bisogna saltare sul tappeto davanti allo specchio non sopra il materasso...scusate.

finito il tempo. un nuovo giorno.
nuova notte. buona