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sabato 11 luglio 2015

dieci a mezzanotte

musica - moderat - last time  (ascolta mentre leggi)
fotografia - a.i. - Vicenza silent night  




ho visto un sacco di piante, quindi non ti chiamo...

l'amore non segue le logiche ti toglie il respiro e la sete

...............

mentre il mondo cade a pezzi io compongo nuovi spazi e desideri che appartengono anche a te mentre il mondo cade a pezzi mi allontano dagli eccessi e dalle cattive abitudini e tornerò all'origine e torno a te che sei l'essenziale

i can say no

in a dark room in cold sheets

i can feel

:'(

i feel lost between your legs

perchè piangi?

mi manchi

of the habits of my heats

it make it hard to let you go

I tell my self
you confident
you in my bones

I can say no you get too close

it make hard to let you go


now you falling asleep
now i'm going to sleep
let me go
i just can look and scare me
jelousy turning
lullaby
destiny is calling me
open up my eagel eyes
mr bright side


i'm coming out of my cage
it was only a kiss
and my stomach is sick
let me go

cause i just can't look and

and takin control

❤️

my wish
what to say of the day
sunday
for a while
oh sunday
for a while

ti fastidia?

if i was young
my dream on the ground

dream to die far from home
one by one

let the season begin with rose

capita anche a noi
di far la guerra e ambire poi alla pace

questo è un po' vero

i know

what?

che è un po' vero

smack

perchè far la pace è bello

se si è giovani

al cinismo più bieco e posato tipo quello da cantautorato esser stronzi è roba da pochi farlo apposta è roba da idioti


...sai che se vuoi puoi scrivere un post, vero?

le paure non han fissa dimora

non son più capace


non ci credo

a chi critica valuta elogia figli di troppo di madre noiosa arte è pensiero che esce dal corpo ne più ne meno dello sterco

perdenti per sempre perfetti per oggi

tu scrivi quello che ti passa per la testa..poi le parole le trovi al momento

puoi anche appiccicare versi di canzoni diverse

che so..

let me in
if you could keep me togheter for a moment in time
your skin
you will see

ma siccome l'idea è tua ed è pure carina raccogli un po' di messaggi che ci siamo mandati e poi li posto

for a moment in time

mi metto a dormire

finito il tempo. nuovo giorno. nuova notte
buona

sabato 22 novembre 2014

dieci a mezzanotte

musica - b.fleischmann - composure (ascolta mentre leggi)
fotografia - gp - sevilla, setas - d90 f/4.5 t:1/30 ISO:2500




Non ricordo chi diceva -e non ho intenzione di googlearlo- che la morte è una livella sociale, mette tutti sullo stesso piano. Orizzontale.

Ho avuto un'illuminazione su un'altra livella sociale: il mattino. Il mattino del prima che sorga il sole. L'ho scoperto da poco. Non l'ho scoperto da solo per altro, mi ci han praticamente portato.
Più che livella sociale lo si può definire come una sorta di cambio di prospettiva su un aspetto curioso e caratteristico degli agglomerati urbani che siamo abituati a chiamare, da un bel po' di tempo, città.

In città, in quelle italiane per lo meno (che non siano Milano, Napoli o Roma, molto più grandi della media) si riconoscono sempre due zone. Il centro e quello che al centro ci sta attorno. Chiamalo periferia, zona residenziale, sobborgo, hinterland o in tutti gli altri modi che vuoi, ma rimane il non centro.

Il centro si distingue per essere più fighetto, almeno come idea che dà e come prezzi che gli danno i vari venditori, locatori, commercianti di qualsivoglia merce che puoi trovare tra le vie impettite di palazzi storici.

Il centro di giorno? Persone che stanno andando a lavoro. O che stanno andando a cercarlo. Studenti che dovrebbero essere in classe, ma se è una bella giornata li vedi passeggiare con zaini improbabili e capelli ben pettinati. Serrande aperte. Odore di pane dalle panetterie, di dolci dalle pasticcerie. Di fiori dalle fiorerie colorate da secchi di metallo con dentro tulipani variopinti. Chi si incontra si saluta, chi si incontra e cerca di non salutarsi.  

Il centro la sera? Beh, inutile dirlo, arrivano persone, come formiche, da tutte le parti, escono pure dai palazzi più antichi -quelli che nessuno pensava fossero abitati da persone vere- per avventurarsi tra aperitivi, incontri, cene, concerti e altre forme di vita associativa a cui si dedica solitamente la parte finale della giornata.

Fuori dal centro tutto questo ronzare di attività, anche se in parte si può verificare, perde di fascino e, come spesso accade, le cose sbiadite passano inosservate.

La periferia potrebbe essere riassunta con un'immagine: c'è meno luce. Come se lì la sera arrivasse prima. Non ci sono i locali che la tengono sveglia con il loro ronzio umano da giro in giostra.

Dicono persino sia più pericolosa. dato che la vita costa di meno, il luogo comune che viene subito in mente è quello che ti dice: dove costa meno ci vive chi più delinque. Bene.
Non nel senso di "delinque bene". Era più un bene, prenditi una pausa su questo luogo comune e poi prosegui.

Però il mattino... eh il mattino il centro lo frega un po'. Lo frega proprio a favore del fuori-centro. In centro al mattino è rimasto tutto il grigio della notte prima, tutto il casino-non-digerito che la sera ha lasciato in eredità.
L'ubriaco che, smaltita la sbronza e passata al riparo la notte, se ne deve andare per non dare troppo nell'occhio.
I camion dei rifiuti con quelle luci fastidiose e il casino incredibile da camion troppo vecchio per strade troppo strette e le vampate di gasolio puro che rifila quando riparte...
Nessuna faccia nota perchè il ricambio di persone è alto e sembra quasi, a quell'ora di essere sempre in una città diversa.

La periferia invece?
La signora che stende il bucato nel giardinetto di fronte casa, perchè se non sei in centro, un po' di giardino lo hai anche. Ti saluta con il sorriso e urla al figlio che se tarda ancora un po' a scuola non ci arriva più.
Il cane che fa la passeggiata, ti vede e ti lecca felice prima di finire a gironzolare nel parchetto del quartiere. Che magari un po' di giardini li han ricavati tra le case della periferia.
Il signore distinto che sistema il bidone dei rifiuti e ha tempo di dirti qualcosa sul tempo che non si decide a migliorare.
L'anziano in passeggiata mattutina, con quotidiano sotto al braccio, cappello a tesa in testa, paio di "beats" over ear e un saluto guascone di chi la sa lunga.
La ragazzina che trascina lo zaino alla fermata del bus e aspetta con una faccia assonnata che solo lei. Mentre fa giorno.

Ecco che allora basta cambiare un po' la prospettiva, mettere a fuoco pur con poca luce, guardare bene e rendersi conto che... rendersi conto che.

finito il tempo. nuovo giorno. nuova
notte.
buona

domenica 18 maggio 2014

dieci a mezzanotte

musica - eurydice - the pains of being pure at heart, live (ascolta mentre leggi)(meglio la versione studio qui su spotify, ma se non avete l'account...)
fotografia - gp - monti lessini - d90 f/4.8 t:1/250 ISO:400



Ho visto viaggiatori serali su regionali veloci che si concedono una certa quantità del tempo di viaggio per dormire. Ma dormire in un modo particolare, direi atavico. Cullati come un tempo, quando, neonati, erano gli altri a decidere il loro ritmo circadiano. Guardarli fa sorridere, ma dà anche un retrogusto, per così dire, felice alla faccenda ritorno-di-fine-giornata.

Chi con le cuffie ficcate dentro gli orecchi e con la testa coperta da una coppola a quadri blu e gialli di cotone leggero -per la primavera, che non vuole arrivare, ma spera di propiziare- avvicina il mento al torace e un po' per la musica, un po' per i binari che fanno dondolare le carrozze, dà dei piccoli colpi col mento sullo sterno, in una strana danza. Non troppo forti, non troppo bruschi, quasi per simulare un ballo sincopato. I capelli cortissimi e bianchi che spuntano ai lati della coppola fanno sperare in un pezzo dei The Who in quelle cuffie. Magari, invece, si fa cullare da un brano shogaze, che vista l'ora e l'occhio nascosto dalla palpebra spiegherebbe molte cose, ma non riesco a sentire...

Chi incassa appena la testa tra le spalle. Flette lentamente il collo in avanti. Lentamente, piega piano, piano, quasi impercettibilmente, la testa verso il basso. 
Piega... piega... piega e poi BAM! ritorna diritto. In posizione di partenza, senza aprire mai gli occhi che tanto la strada da fare la conosce bene. 
Infatti ricomincia: scende piano piano, piega... e BAM! su di nuovo. 
Puoi passare parecchi minuti pensando che prima o poi si sveglierà, oppure che un colpo da un momento all'altro farà rotolare la testa sul sedile di fronte. Invece niente, continua così, presumibilmente fino alla sua fermata senza svegliarsi... 

Chi preferisce stare con la testa di lato. Destra o sinistra non fa differenza. Si alternano. Se è molto stanco e gli capiti seduto di fianco può pure essere che intraveda in te e nella tua spalla un futuro da cuscino. Per fartelo capire ci si appoggia a quella spalla. Ma sono momenti di rara vita vissuta, da raccontare con qualche messaggio su WhatsApp, proprio mentre ti succede e magari da incorniciare con un autoscatto (li chiamano selfie...ma ce n'era bisogno?). Forse un po' di compagnia, in fondo, la fa anche... 

Chi con la faccia stanca dalla giornata di sveglia-treno-lavoro-capo-che-ti-insegue-pranzo-lavoro-pausa-caffè-colleghi-che-salutano-treno sa bene cosa fare. Finalmente. Sul suo treno di casa. Troppo abituato a quel sedile dondolante per non approfittarne un po'. Appena si parte le mani fanno una specie di palla con il maglione, quasi in automatico. La testa trova subito il suo posto sopra quel maglione, con sotto quel poggiatesta, un mezzo sorriso compiaciuto e... 

Chi con le gambe magre di ragazza distratta, se ne sta raggomitolata in prima classe - che ogni tanto si inventano di far diventare seconda - su sedili un po' più ampi del solito, ma scomodi uguale. Tutta raccolta con piedi e ginocchia incastrate sul sedile. Tolte le scarpe e appoggiate con strana cura appena sotto il sedile. Vicine. Le braccia raccolte, i gomiti bianchi dell'inverno uno contro l'altro e le mani aggrappate tra loro sotto la guancia. Arricciata addosso a labbra appena aperte...

finito il tempo. nuovo giorno.
nuova notte. buona 

lunedì 24 marzo 2014

dieci a mezzanotte

musica - i tuoi maledettissimi impegni - max gazzè (ascolta che non c'è niente da leggere)
fotografia - non pervenuta

ma chi se ne accorge a due anni di distanza?

domenica 26 febbraio 2012

diei a mezzanotte

musica - mississipi isabel - king charles (ascolta mentre leggi)
fotografia - gp - rosolina mare foci, dell'adige - sony alpha 100 - f 5 t 1/40 ISO:400


sei solo quando accendi la luce di una abat-jour rossa sopra il comò. sei solo quando provi a pronunciare parole francesi. sei solo quando assaggi la lingua di un'altra persona. sei solo quando fai colazione il mattino presto con una leggera nebbia alla finestra. sei solo quando dipingi quadri che vorresti stupissero come quelli di Caravaggio. sei solo quando sei fermo in macchina per i carri di carnevale che occupano la strada una domenica in cui il carnevale è già finito. sei solo quando passeggi per le calli di Venezia, la magica Venezia. quando scopri che è sbocciato un fiore proprio della terra che ti passa vicino ogni giorno e che pensavi fosse sterile. sei solo quando ti sporchi. quando ti lavi. sei solo quando piove e vorresti continuasse fino ad annegare. quando nuoti nella piscina della tua città. quando passeggi per marciapiedi mai visti. sei solo quando le pubblicità dei manifesti ti disgustano. quando prepari da mangiare per gli ospiti. Sei solo quando lavi i piatti. quando ti addormenti in cucina. quando apri la finestra perchè entri un po' d'aria. sei solo quando qualcuno suona al tuo campanello. quando lo fai entrare. sei solo quando quando stai sul divano per ore senza sapere da quante, ore. sei solo quando guardi l'orologio, che non ti passa mai.
sei solo quando stai male.
sei solo quando cadi. quando corri. quando parti. quando vedi il più bel tramonto degli ultimi mesi. sei solo quando chiudi le tende. quando guardi qualcuno che ti sembra di conoscere, ma che non hai il coraggio di interrogare. sei solo a scuola. alla fermata dell'autobus mentre ascolti a tutto volume Rebel Rebel nelle cuffie. sei solo quando parli. quando ascolti la tua musica. sei solo quando sei ad un concerto con un casino di persone sudate attorno. alla gara più importante dell'anno. sei solo quando di anni ne hai già un bel po' e ti sembra impossibile di essere rimasto solo. sei solo, anche, quando sei solo. quando preghi. quando caghi. quando ti fai la barba. quando non hai voglia di farti la barba. sei solo quando stai baciando le tette più belle e ti ci vorresti aggrappare a quelle tette per un bel po'. sei solo quando perdi l'appiglio dell'arrampicata più difficile del mese. quando devi digerire. sei solo quando rutti. quando scappi. quando vedi un segnale di dare la precedenza. quando ascolti un disco dei Pearl Jam. sei solo quando fai colazione senza cereali ma con la spremuta. sei solo quando... quando sei solo che ti vengo a trovare? sei solo quando voli. Sei solo a Barcellona, Cambridge, Malmoe, Vienna, Londra, Firenze. sei solo di notte sul treno mentre ti raccontano la barzelletta più divertente degli ultimi anni..che è da un po' che non ti fanno ridere. sei solo quando guardi la tv. quando la tv ti guarda. sei solo quando sei al mare.
sei solo quando spari cazzate e tutti ridono. sei solo quando muore qualcuno in guerra e non sai ancora perchè. sei solo quando dici ovvietà da bar sport. sei solo quando le ovvietà da bar sport le trovi nelle trincee quotidiane della vita. sei solo quando leggi. quando navighi. quando partorisci, sei sola. quando cresci. quando impari a piegare le magliette. quando stiri. quando parli ad un pubblico adulto. quando fai meravigliare un bambino che ti ascolta come fossi il mago delle fiabe. sei solo quando studi il cerebellum di un topo di tre mesi. sei solo in mezzo agli eschimesi. sei solo quando arrivi a casa dopo due giorni, o forse ti senti solo.

sei solo anche quando..no non è vero, non sei solo quando sei..








venerdì 6 gennaio 2012

dieci a qualche ora di qualche cosa che forse finisce e forse inizia

musica - jonsi - tornado (ascolta e leggi il testo se hai voglia)
fotografia - gp - dalla finestra di camera mia - d90 f/4 t:1/400 ISO:200


Se ne hai una sola, tanto vale vederla nel modo migliore. Una sola cosa? Vediamo...
- tavoletta di cioccolato
- lista della spesa
- possibilità di inciampare
- calza con dentro il piede da accarezzare
- bottiglia di vino
- bocca che sbadiglia
- pausa tè mai bevuto
- luce dei lampioni
- finestra per guardarti
- voglia di rivederti

Passeggiare in una galleria del centro. Guardare avanti, dritto, un punto fisso. Vedere volti, avanzare. Guardare avanti e vedere volti. Non guardare volti e vedere avanti. Così per scelta. Per restare estranei. Capelli scuri di donne alte.  Guinzagli con cani stanchi. Berretti calati su fronti sorridenti. Le feste aiutano a distendere: visi, rughe, rapporti, tovaglie dismesse dall'anno prima. Cammino e sorrido. Penso che dietro di me non lascio niente. Mi giro. Invece no, qualcosa dietro c'è. Ci sono persone che scommetto sorridenti anche se posso vedere solo capelli o cappucci pelosi o berretti scuri o sciarpe colorate. Soffro il non poter dire la mia a chi mi vuole evitare. Forse c'è un tempo per stare zitti, in disparte, al freddo del distacco. Fino a quando non passa l'inverno. Che non vuol dire stare lì fermi ad aspettare. Vuol dire che bisogna mettersi a saltare sul letto ed essere felici. Saltare di gioia proprio sopra il materasso...
Scusate mi hanno detto che bisogna saltare sul tappeto davanti allo specchio non sopra il materasso...scusate.

finito il tempo. un nuovo giorno.
nuova notte. buona

sabato 19 novembre 2011

dieci a mezzanotte


musica - jon hopkins - light through the veins (full) (ascolta)
foto - unknow, maybe..



Cinque gradi. Nebbia che si dissolve. Fuori fa freddo.
Apro la finestra. Alzo la zanzariera di un'estate fa. Passata, l'estate, come le zanzare, quando la zanzariera, la stessa di prima, la si dimenticava alzata.
Cielo azzurro chiaro. Disteso sul pavimento nella macchia di sole proiettata attraverso la finestra guardo fuori. Il sole bianco, al centro della cornice. Pochi istanti e poi devo chiudere gli occhi. Sento il caldo.
Il.    Sole.    E'.    Caldo.
Anche in inverno. Lo ricordo proprio ora, che l'aria è fredda e bagnata dall'umidità della notte. Disteso, occhi chiusi. Ascolto.
Penso anche.
Penso che sarebbe stato bello scivolare su un gradino invisibile.
Far ridere chi mi stava vedendo.
Rialzarsi con eleganza.
Sparire.
Sparire lasciando un piccolo segno su labbra appena arricciate all'insù... in un sorriso.
Un sorriso scoperto dagli occhi appena sopra quella bocca, proprio qualche momento dopo, nel riflesso di una vetrata. Così, per caso, senza ricordarne il motivo, di quel sorriso.
Mentre aspetto che la bambina finisca la corsa nel piccolo viale, sperando non attraversi la strada anche se non passa nessuno. Di solito.
Girerà a sinistra e poi...
E poi forse, se resta bambina, torna a sbirciare sporgendo appena la testa da dietro la siepe. Per vedere che succede qui.
I capelli che pendono di lato, la faccia obliqua per non farsi vedere, gli occhi grandi e un sorriso. Quello di prima

domenica 25 settembre 2011

dieci a mezzanotte

Musica - gold panda - lucky shiner (ascolta mentre leggi)
Fotografia - gpasini - lanciano, nocera umbra, agriturismo la torre di lanciano



Giannelli Enrico. Tutto un po' in discesa. Seduto. Che sembra di avanzare, scivolare, anche se di poco appena. Abbaia e risale di corsa senza far fatica. Lasciandosi dietro un leggero alone odoroso di polvere che confonde la terra con la poca erba rimasta verde. Di un verde bruciato. Lanzani Alessandra! Mi lecca la mano e si siede di fianco. Ma come cazzo fai a non annoiarti mai? Ad essere sempre contento solo perchè ti porto a pisciare su qualche albero? magari è perchè sono alberi sempre nuovi che non avevi mai annusato, che ti sembra di conquistare il mondo? Mi guarda ancora più felice perchè gli sto parlando, penso. Tamburello una decina di volte le mie dita sulla sua schiena pelosa.
Maggioli Silvia. Maggioli Silvia (ripete). Mi alzo di scatto e corro in discesa per cercare di allontanarmi d di fregarlo, ma dopo due metri mi è già davanti a far festa con la bocca spalancata. Il vantaggio di avere quattro zampe. Rossetto Caterina... che per altro ha una bella camicia bianca sbottonata. Aperta. 
Passeggiamo uno di fianco all'altro con il caldo che ancora rimane attaccato a questa estate che sta per finire. come l'erba appena tagliata appiccicata alla maglie di chi si è sdraiato su un bel prato regolare, forse un po' troppo se non fosse proprio per quei fili. Appesi. A maglie bianche, gialle grigie, rosse, blu, arancio...
Che poi se hai sempre quest'aria felice vuol dire che non ti rendi nemmeno conto che sei felice! Hai capito? Ragionamento insulso dici? Però è logico, magari di una logica debole, ma sempre logica. Se non ti sei mai tagliato il pelo come puoi sapere come stai senza? Sei perplesso eh? Ecco è già qualcosa.
Vian Andrea. Vian Andrea (ripete). 
Mi sono sempre stati sul culo gli appelli. Chiamare per nome chi non conosci. E questo passi, ma fregarsene anche della faccia che ha...e in realtà prima ancora del nome! Ma che minchiate sto dicendo? Dai leccami la mano che torniamo a ...

domenica 4 settembre 2011

dieci a mezzanotte

Fotografia - gp - firenze ponte a santa trinità - nikon d90 f 4.8 t 1/13 iso 800 
Musica - nicolas jaar - time for us (ascolta mentre leggi io ascoltavo mentre scrivevo)


Parlez-vous francais? Non bene in realtà, ma con qualche parola provo a riempire il tempo senza abbassare di troppo la sua attenzione. Fino a quando non capisco che parlare a volte non è necessario. Metto il dito -indice- davanti alle labbra e il guinzaglio del mio cane nella sua mano, come a dire: seguiamo lui, che il francese lo sa. Un peu...
Contento, con la lingua di fuori sulla destra, parte strisciando appena il pelo sui suoi jeans puliti per far capire chi fa parte del suo branco. Il braccio si allunga, ora è l'estensione del guinzaglio rosso che non stona per niente con la camicia azzurra, larga e con i polsini sbottonati. La gente ci guarda distratta, non si accorge che non ci conosciamo per niente eppure stiamo camminando come fosse la cosa più normale del mondo. Come fanno?
Metto le mani in tasca in cerca di non so che e  trovo: a destra monetine, un pezzo di carta -per occupare la mente lo immagino scontrino-, e quel po' di peluria arrotolata di tessuto che trovi sempre nelle tasche quando fai le lavatrici e controlli prima -non sempre ovvio- per non lavare qualcosa di importante che è meglio resti sporco. A sinistra un elastico e la solita peluria da tasca.
Tolgo l'elastico dalla tasca, ci gioco un poco mentre vedo la sera avanzare, due vecchi seduti vicini su una panchina verde, un cestino stracolmo di rifiuti, una fila di lampioni accesi, i suoi sandali pestare una foglia secca, due macchine partire al verde del semaforo, l'aria che si rinforza e fa appiccicare la camicia alla sua figura, una finestra aperta con una lampada accesa tra molte altre finestre chiuse, un sorriso poco marcato ma convinto, il mio cane contento come la prima volta che vide il mare.
Forse sono solo io contento e vedo tutto filtrato.
Mi fa capire che vorrebbe fermarsi a bere qualcosa...Va bene, dico, e penso subito a dove andare.
Dopo il bicchiere si riempie, piano, di vino rosso che balla appena sulla superficie concava. L'odore è buono e piace ad entrambi che perdiamo ancora qualche secondo a ridere e annusare...rider-annusare-ridere-annusare.
Inizio col raccontare la pubblicità della nike che ho visto qualche giorno fa e diceva:
YESTERDAY YOU SAID TOMORROW
e le regalo l'elastico

finito il tempo. nuovo giorno. nuova notte
buona

martedì 2 agosto 2011

dieci a mezzanotte

Musica - i break horses - hearts (ascolta mentre leggi)


Solo il tempo ti può aiutare. Aspetta che passi un po' di tempo e vedrai... Datti del tempo per superare la cosa.
Uno si chiede allora cosa sia questo tempo, più che quanto lungo sia questo tempo per...per quello che deve servire. Il tempo...allora vediamo per me il tempo è spazio in movimento se guardo all'indietro, sensi sollecitati e impressi nella memoria. Non c'è nulla di vero in questo tempo, o almeno, di vero in senso forte. Quello che ci resta è sempre molto distante da quello che succede, solo che noi lo si percepisce sempre egoisticamente per quello che ci interessa.
C'è il tempo che vuoi vedere davanti. Quello è più o meno colorato con i colori dei desideri, degli ideali (che son pur sempre desideri mascherati) e della tensione a non vederci mai morti. Questo colore è ovviamente sfumato in mille tinte perchè per quanto uno si impegni è veramente difficile da disegnare tutto e in maniera precisa quello che ci viene di fronte.
C'è, infine il tempo del presente, che...che è questo.

finito il tempo. nuovo giorno. nuova notte
buona

martedì 12 luglio 2011

Se questa è vita

Musica - nada surf - blankest year
Video - apertura della rosa di Gerico - 6 pic/min, 20 ore



La rosa di Gerico - o pianta della resurrezione - è una figata.
Intanto se non ci dai acqua, non fa la vittima ma se ne sta secca secca, buona buona, in attesa che tu ti ricordi di lei. In secondo luogo puoi portarla in giro, che quando devi spostarti lei si appallottola. Te la possono regalare anche se devi andare in aereo, per dire, che al limite uno non serve neanche la tenga nella valigia ma ci sta benissimo anche nelle tasche del giubbino. Per dire.
Fatto è che questa palletta rinsecchita basta che annusi l'acqua e rinasce completamente, aprendosi nell'arco di 2-3 ore e riacquistando un colore verdognolo...dico verdognolo perché anche se mi suggeriscono "verde brillante" non me la sento di definire in questo modo il colore della mia rosa.
Wiki fa anche notare come il fatto che si apra non sia necessariamente indice di vitalità, ma potrebbe essere semplicemente un riflesso della pianta morta, fisiologicamente programmata per aprirsi e rilasciare i propri semi in un ambiente umido (e quindi favorevole alla propagazione della specie). Diabolica!
Fortunatamente, in quest'epoca di idioti, non ci fa ne caldo ne freddo che la suddetta rosa sia viva o morta.
Basta che si apra e si chiuda a comando.

Come diceva qualcuno: nuovo giorno. nuova notte.

Buona

sabato 25 giugno 2011

dieci a mezzanotte

Musica - virgo four - it's a crime (ascolta)
Fotografia - gp - padova portello - f 4.5 t 0.65 iso 3200

e oggi cosa abbiamo imparato? Ah ecco... pensavo a Cees Noteboom scrittore olandese famoso per giocare con spazio e tempo. Soprattutto con lo spazio per quello che ho letto io di lui. Uno dei suoi racconti, secondo me, più riusciti parte da una foto. Il protagonista prende la foto e la guarda. Vecchia foto di un gruppo di amici a Venezia. Tipico no, per un europeo? Pensa al valore di quell'immagine. al suo valore per ognuno di quei signori sopra stampati, bloccati, ma in qualche modo vivi di una vita propria, diversa da quella delle persone in carne ed ossa che la foto rappresenta. Racconta poi della fine che qualcuno ha fatto o della fine che qualcun'altro deve ancora fare.
Scatto la foto che c'è lì a destra. Qualche nordafricano mi chiede se per caso stavo fotografando lui o i suoi amici.
Appoggio la borsa. Vedo facce sconosciute. Guardo facce sconosciute. Prendo il monopattino. Arrotolo i pantaloni troppo lunghi. Vedo altre facce, palazzi, cancelli, porte, bar, biciclette, macchine sfuocate dai fari che proiettano, un fiume, una chiesa, un ponte, molte rotonde, altre facce. Salgo le scale. Sento storie che trovo strane, assurde e allo stesso tempo normali, arrotolo una manica della camicia. Mi viene alla mente uno stormo di uccelli che ho visto poche ore prima. Un bel gruppo di non so cosa, erano troppo lontani. Ricordo però che sembravano una macchia psichedelica per lo sbattere delle ali. Bel vedere: puntini neri-su sfondo azzurro-terso-macchiato da qualche nuvola-bianca-non molto alta.
Poi ritorno a pensare a persone che deludono altre persone che deludono altre persone che deludono altre persone che deludono altre persone che deludono altre persone che deludono altre persone che deludono al... sperando di non deludere nessuno. Con coscienza almeno. Perchè altrimenti è come una vena piena di schifo che si accumula giorno per giorno e che prima o poi esploderà, riempirà dello stesso schifo tutto attorno e difficilmente riuscirà ad essere cucita. Eventualmente...una cicatrice indelebile. Eppur son persone...

giovedì 31 marzo 2011

(RI)dieci a meyyanotte...ma chi crede alle vecchie yie?

Musica - julian casablancas - tourist (ascolta mentre leggi)(anyi guarda invece di leggere che ho sentito dire sia parecchio figo sto julian)
Fotografia - gp - part of a girl  d90 f4 t 1/1250


Hai presente una ruota che gira? Anyi prima di immaginartela aspetta un secondo e pensa ad una bici capovolta. Ruote all'aria, sellino e manubrio per terra. Prendi in mano il copertone, che sarà sicuramente sporco, e dagli una bella spinta. Allontanati di qualche metro e osserva. Osserva bene soprattutto quel piccolo peyyo di plastica arancione. C'è in tutte le ruote, nessuno lo nota però sta sempre lì. Nessuno se ne cura anyi è piuttosto brutto, ma lo si lascia perchè è un casino toglierlo. Qualche yia dice che ti può salvare la vita, ma chi crede alle vecchie yie?
Nella testa ne ho uno di quei peyyi di plastica catarifrangente. Continua a girare anche per me e gira e gira e...
Una storia.
Che fa avanti e indietro per le ossa craniche come un famoso salvaschermo di grossomodo quasi il 75% dei pc in commercio. Che storia?

C'era una volta una torta che stava per essere preparata. Preparata per n naso che non sentiva odori e per una bocca che se ne fregava dei sapori. Per la pasta yuccherata c'era un poco di burro, yucchero, un tuorlo d'uovo, una spolverata di mandorle, farina acqua e il solito piyyico di sale.
Per la crema di cui voleva ricoprirsi per uscire a testa alta dal forno un bel po' di cioccolato fondente, del latte, panna fresca, alcuni tuorli e dello yucchero.
Uscita parecchio bene, forse un po' bassa, direi proporyionata se ne stava li ad aspettare il suo naso e la sua lingua. che altro deve fare una torta. Aspettare e farsi mangiare. Aspettare. Aspettare...aspettare, aspettare.
E se poi non arriva? Due sono le possibilità:
1)aspettare e sperare.. che magari va bene.
2)andarsene da qualcun'altro con il carrello della spesa ben capiente per passare qualche ora diversa, in ogni caso, dalle aspettative.

Sceglilo tu il seguito, anyi inventane anche un altro se ti va di darmi una mano. Perchè la ruota gira, gira, gira...

Ad ogni modo mi manchi. Ecco tutto e la storia forse ricomincia proprio da lì.

[ndb: chiaramente le y sono sostituite dalle z...sto usando una tastiera tedesca...e ho risparmiato di sbagliare appositamente tutti gli accenti e gli apostrofi...so che non interessa, ma sembrava carino dirlo]


mercoledì 1 dicembre 2010

dieci a mezzanotte

Fotografia - gp - montenero di bisaccia - sony dslr A100  f4/5 t 1/125
Musica - julie's haircut - set the world on fire (ascolta mentre leggi)




MESSAGGI SOPRA I TETTI TRA PARABOLE

buongiorno, sì perchè? cmq grazie per il bacio di ieri sera, sai che apprezzo

ciao, hai sbagliato numero credo...oppure non mi ricordo niente di ieri sera!!

sì scusa, perdonami! grazie per avermi avvisato. bouna giornata da uno sconosciuto distratto

buona giornata proprio no! mi hanno rubato la bici!!troppi sconosciuti oggi...

nooo mi spiace!!! spero di non essere stato tanto fastidioso quanto il ladro!?!?

in effetti no, mi hai fato anche ridere

sconosciuto distratto simpatico allora :-)

senti sconosciuto distratto simpatico vuoi diventare anche utile e dirmi a che ora è l'ultima corsa della metro linea 2?

uhhmm... ti direi di sì ma forse è meglio che tu la perda così la giornata è al completo...se piove poi ancora meglio

hahaha  beh almeno ho l'ombrello!



lunedì 1 novembre 2010

dieci a mezzanotte

Musica - death cab for cutie - a lack of colour (ascolta mentre leggi)
Fotografia - mc - barcelona - canon 450D t: 1/6 f/5.6 





La prima nebbia mi stupisce sempre. La aspetti anche se non lo sai, anche se sono parecchi anni che te la ritrovi davanti al naso al mattino quando ancora non sei sveglio e cammini, oppure guardando fuori dalla finestra la sera prima di dormire o in macchina mentre immagini le curve che hai di fronte e che ti dividono dal dopo, dal dove devi andare. La aspetti e ti stupisce comunque perchè è un sipario. Leggero. Traslucido. Pulito. Vicino quanto basta per non farti capire quanto è lontano quello che ti sta davanti. Misterioso. Fermo, ma che lentamente e senza che te ne accorgi si sposta. In equilibrio. Naturale. Odioso. Malinconico. Odoroso di acqua che non arriverà a breve, perchè se il cielo è nuvoloso quel sipario non si farà certamente vedere. Anche i suoni non sono gli stessi, ti arrivano ovattati, lenti e appena distorti.
Che sipario, forse solo chi ha vissuto nella padana pianura può vederlo con gli occhi dello spettatore di teatro. 
La prima cosa che mi viene in mente passando attraverso la lingua biancastra e umida è... è una passeggiata, un certo tipo di passeggiata. Cerco nella mia testa e vedo, tra il ricordo e l'immaginazione, le passeggiate di luglio con la città vuota a guardarti, tu e lei piuttosto vicini, non sempre sul marciapiede che tanto di macchine non ne passano, ad ascoltare il silenzio l'uno dell'altra, per sentire meglio le finestre. Quali finestre? Quelle che d'estate restano aperte e che ti fanno ascoltare la vita che c'è oltre, lì dentro e che spinge per uscire. Senti piatti che se ne vanno da tavole vuote, televisori che parlano e cercano di coprire silenzi che si mettono tra le persone, le risate genuine e rilassate perchè d'estate c'è più...


La foto parla delle finestre. A Barcelona. La canzone della nebbia. Dappertutto.


Due scoperte: le finestre viste da fuori e la nebbia vista da dentro.


Finito il tempo. un nuovo giorno. nuova notte.
buona

martedì 26 ottobre 2010

dieci a mezzanotte

Musica - neil young - harvest (ascolta mentre leggi)
Fotografia - sb - canon 450D t:1/60 f/3.2


Ascolto gli amici quando mi parlano, e ne traggo consigli soprattutto se involontariamente dati. Quale consiglio? -"Sono stato con lei in quel ristorante in Prato e le ho lasciato il posto con vista sulla piazza... devi sempre lasciarle la vista migliore perchè...".
Non una cena, ma soltanto il secondo caffè, la piazza però è la stessa. Fa ancora caldo, si può stare all'aperto sotto gli ombrelloni che diffondono una luce sbiadita. Mi siedo rivolto alla facciata del bar con le spalle alla piazza. Gestione cinese, come molti locali del centro, e poche persone ai tavoli; dietro il nostro, sulla destra, proprio di fronte a me due nordafricani stanno bevendo una birra. Lei non li vede perchè, come da protocollo, deve avere il posto con vista migliore. Mentre parliamo, un po' per timidezza e un po' per deformazione mentale, tengo d'occhio quello che ho intorno. Tutto. Mi dicono che dovrei fare l'investigatore. Io dico che mi piacciono i particolari. Dico.
All'altro tavolo si avvicina un terzo nordafricano, paraplegico, su una sedia a rotelle semovente. Quelle con il joystick sul bracciolo, per capirci. Vuole bere anche lui un po' di birra. Gli passano il calice, lo avvicina alle labbra con movimenti per forza stentati. La mano tremante e i denti rompono il bordo del bicchiere e il labbro si taglia. Gli amici ridono. Spero gli tolgano il calice, invece gli passano un tovagliolino sulla bocca sanguinante. Maldestri tamponano le labbra e gli allungano di nuovo il calice rotto continuando a ridere. Lo riporta alla bocca, beve d'un fiato, lo rompe definitivamente. Vetri dentro il bicchiere, un po' di sangue si mescola al poco della birra che resta.
Lui ha una smorfia di dolore e vergogna. Loro ridono. Lei parla. Io faccio in modo che non veda. Non so perchè. Cerco un discorso che possa sembrare interessante per non farla girare, resto fermo e sento lo schienale della sedia che mi dà un leggero fastidio sotto la scapola destra, ma non mi muovo. Ovvio. Ripenso proprio in quel momento al consiglio. La vista migliore, quella sulla piazza.
Non cambierà molto per quel caffè, per quel falso pericolo scampato, ma mi piace pensare che...
Si alza agile dopo un "andiamo?" e ci avviciniamo alla cassa quando ormai i tre se ne sono andati.
Nel bordo della sua tazzina, sporco di caffè vedo la linea curva delle cose ben fatte e sorrido.

Finito il tempo. nuovo giorno. nuova notte.
buona

lunedì 18 ottobre 2010

Dieci a mezzanotte

Musica - giulia y los tellarini - barcelona (ascolta mentre leggi)
Foto - mad goose ale


primo giorno di scuola..quasi..primo giorno di post doc..non c'è molta differenza..la sveglia l'ho messa presto, che non si sa mai..
Apro gli occhi..spengo il cellulare che suona "Barcelona" e la prima cosa che vedo dopo il cellulare è un ragno che si cala con fare tutt'altro che circospetto da un metro e mezzo sopra di me, verso il mio naso.
Bestemmio. Soffio un po' (non come un gatto, piuttosto come il vento) verso di lui e il ragno capisce che non tira aria e risale per lo stesso filo grazie al quale si è calato.
Il buon giorno si vede dal mattino, dice Irene. Speriamo di no, dico io...
Se la buona notte si vede dalla sera invece allora va bene: due pinte di birra con un mezzo sconosciuto piuttosto cordiale e tutt'altro che spiacevole. Qualche aneddoto sulla Cambridge degli anni d'oro. L'immagine di un vecchio premio nobel che a 85 anni arriva curvo in laboratorio, si chiude a fare esperimenti da solo con le sue macchine degli anni 70 e lo si rivede solamente alle 3.45 p.m. - precise - in sala comune, curvo, con la sua tazza di the macchiato ed il suo biscotto. Lui si che ne sa.

finito il tempo. un nuovo giorno. nuova notte.
buona

sabato 2 ottobre 2010

dieci a mezzanotte o poco più

Musica - le strisce - adele (ascolta mentre guardi)
Fotografia - gp - amici con la a maiuscola


Cosa? Non saprei dire con precisione, ma percepisco una certa empatia. Una storia...bionda che si finge mora per un disegno fatto male...un seba che non si riconosce, ma perchè in sottofondo c'è una canzone che fa: tonight tonight... come fosse degli smashing pumpkins. A fare la pace con dio? cosa dice? non saprei ma comunque: CI SIAMO GIA' DETTI TUTTO FACENDO mi suggeriscono dal loggione. Vero. L'uni posca non funziona bene. Uno si chiede: ma come è possibile che la qualità sia ciò che sta tra l'oggetto e l'idea che dello stesso abbiamo? La qualità come ponte tra la razionalità e il romanticismo. 

Insomma...cazzate. Guardate la foto! Natura delle cose. Spensieratezza. Libertà. Cattiveria. Paura. Spensieratezza. Un cappello sulle tempie. Un  maglione viola sulle spalle. Il presente copre il passato e il futuro. Il presente, un a candela che brucia. La fiamma è l'amore che che si consuma. Hai paura che la fiamma finisca la cera? No, ti sbagli! la cera ce la metti tu, quindi non finisce finché non smetterai di mettercela. Comunque sono giunto alla conclusione che quando arriva una storia c'è sempre qualcosa che ti si mette tra le ruote. Le ruote? I cuscinetti mi diceva Ruggero che sono uno dei motivi che fanno vincere le guerre. Guerra. Guerra? Forse non si capisce quello che voglio dire, ma una cosa è certa. Sapete quale?

Pensa alla cosa che più ti fa star bene. Può essere una giornata di ottobre con il sole e l'erba mossa dal vento. Può essere una gomma da masticare appiccicata alla panchina che si attacca ai pantaloni. Può essere la macchia sul vestito per colpa di una penna chiusa male. Può essere quello che pensi, ma pensaci e tienilo per te!

finito il tempo. un nuovo giorno. nuova notte.
buona

domenica 19 settembre 2010

Sotoportego de la bissa

Musica - queen - one vision (ascolta mentre leggi)






Caro Paolo,
Venezia.

E potrei fermarmi qui. Ti basta questo nome e sapere che è domenica per capire cosa intendo. Ma continuo perchè qualcosa te le voglio raccontare (ricordare) lo stesso.
Mattina, fresco, ma con un bel sole. Treno preso per miracolo come al solito e via a dormire-leggere per 50 minuti. Anzi 45 perchè poi arrivi sul ponte della libertà e ti svegli a guardare l'acqua mossa dal vento. Ancora un po' e la vedi, sempre lì. Sull'acqua. Scendi e trovi sempre la stessa santa Lucia. Sempre lo stesso ponte degli scalzi, che quando ci sei sopra tira la solita aria di mare. Odore di sale. Scendi e c'è sempre il CAMPO SANTO col suo nome piuttosto lugubre e la chiesa di fianco alla calle che sembra che tu ci debba per forza entrare. Sempre CAMPO NAZARIO. Sempre CAMPO SAN GIACOMO DE L'ORIO. Oramai non seguo più le matte indicazioni PER SAN MARCO, PER RIALTO.
La strada è sempre quella e sempre diversa, ovvio. CAMPO SAN POLO con un'installazione della biennale e tre cani che si rincorrono tra loro, distratti ogni tanto dai piccioni. Sempre SOTOPORTEGO DE LA MADONETA con due veneziani di origine controllata a cui rubo soltanto un "el ga la mojere nova" e passo sorridendo. Arrivo a RIALTO e quei 43 scalini mi sembrano sempre più faticosi di quanto uno si può immaginare o aspettare. Forse perchè devi arrivarci con fatica sopra quel ponte per gustarti sempre la vista più bella. Passo girando soltanto la testa tra spallate, odori esotici, flash continui, pose improbabili e sorrisi sinceri. Almeno mi sembra. Dietro questo.. Canal Grande con la sua curva verso destra, leggera, che non ho ancora capito perchè mi sembra così bello, ma prima o poi ci riuscirò.

La statua di Goldoni sempre al suo posto. SOTOPORTEGO DE LA BISSA ha sempre quell'odore di piscio che ti dà la sveglia definitiva. PONTE DEI PRETI, poi svolto sulla sinistra e trovo sempre lì CAMPO SANTA MARIA FORMOSA. Sono in anticipo, la biblioteca è chiusa e quindi vado alla libreria che mi hai raccontato tu. Acqua alta, la miglior libreria del mondo, dice un cartello scritto a mano appena fuori dall'entrata. E' vero, almeno per me. Trovo il libraio che mi propone una stampa in 3D di dubbio valore ma di pessimo gusto di palazzo ducale..e ridiamo. Poi mi guarda e mi suggerisce di vedere l'altra stanza perchè merita...effettivamente merita, c'è una porta sul canale con una sedia dalle gambe mezze immerse nell'acqua. Veneziani!
Lo saluto ed entro in biblioteca schivando i tricicli colorati dei bambini della parrocchia che mi puntano le caviglie urlando come solo i bambini sanno... Sempre gli stessi occhi stanchi dei bibliotecari veneziani la domenica mattina. Sempre le stesse assi di legno che scricchiolano incredibilmente ad ogni passo. Sempre le solite voci dal di fuori di gondolieri che si urlano l'un l'altro tra un "this is Santa Maria Formosa" in perfetto venetian-english...Sempre il solito bar dispensatore di caffeina che ora spacciano ad un euro. Penso: questo è cambiato...non è da sempre così...
Poi immagino te e i tuoi starbucks e allora sorrido e non mi lamento per l'aumento. Ah, ce l'hai ancora la moka che ti ho regalato?

Sempre Venezia. Qualcosa però mi sfugge...non è da sempre così e non tanto per il caffè che è aumentato.
Ah ecco! Sarà che sei laggiù.
La chiamano Barcellona.

torno ai libri. un abbarccio
g

domenica 12 settembre 2010

dieci a mezzanotte

Musica - deep purple - smoke on the water (ascolta mentre leggi)
Fotografia - gp - manu and mano



Avete presente la stessa M. di qualche post fa? Ha manie di protagonismo...perchè? Perchè ha deciso di farmi passare la serata al pronto soccorso. In breve: bici appoggiata al muretto. Equilibrio precario. Cade, ovvio. Dove? Sul polso destro proprio in corrispondenza  o meglio vicino alle vene che uno di solio si taglia per altri. ovvi. motivi. "Oh, mamma mia gabri! Mi son taiata (taiata)...qui ci voiono (voiono) i punti." Sangue poco per fortuna. Le chiedo dell'antitetanica e guarda caso l'ha fatta un mese fa. !?! Pensa te!? Uno si fa l'antitetanica preventiva per un tafano. Ma questa è un altra storia...
Camminiamo verso l'ospedale con un braccio ben in vista, una borsa da donna sulla spalla sbagliata, la mia, e un tovagliolo di dubbio igiene sopra la ferita l.c. (lacero contusa come scopriremo dopo pochi minuti). Arriviamo, compiliamo il modulo rispondendo cose più o meno assurde a domande più o meno assurde. Oltre al fatto che nel referto leggiamo che la ferita (lei sempre lei la signorina M.) è arrivata al pronto soccorso sola. E io? cioè, voglio dire è ovvio che uno poi si sente in diritto di scrivere ste cazzate. Aspettiamo una trentina di minuti passati a commentare miss italia trans e un paio di insignificanti dettagli delle passate miss che a parere suo erano quasi delle cozze ("non è vero!" mi sta dicendo). Arriva anche la chiamata di mia madre che si prende pure un colpo per il fatto del pronto soccorso. Proferisce due consigli da mamma tipo di darle del brodo caldo e cose del genere. Si passa al "ma è meglio vivere in città o in campagna?". Decidiamo che è meglio avere due case. Chiamano due signor nessuno all'area verde. Arriva Maria. Chiamano altri due. Entra anche la signorina.
Tranquillizziamo i parenti e gli amici assidui frequentatori di questo spazio digitale: due punti. una medicazione fra tre giorni. rimozione dei punti fra otto. Ah scusate!!! Anche un'anestesia locale non necessaria "perchè io sono una dura!!"
Con questi due ha totalizzato ben 21 punti...

finito il giorno. un nuovo giorno. nuova notte.
buona