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giovedì 16 settembre 2010

dieci a mezzanotte

Musica - placebo - the never ending why (ascolta mentre guardi)
Fotografia - bw ospedale


Quest'estate sono finito ad ascoltare sei anziani signori rinchiusi in una stanza. D'ospedale. Avevo con me un blocco e una penna, oltre al solito libro. La sera avanzava e stavano per addormentarsi. Erano ben le nove, ma si sa che i ritmi da nosocomio sono un po' da manicomio... Deciso ad ascoltarli tra una battuta una partita dei mondiali alla radiolina, e un'infermiera con le flebo ho preso qualche appunto...
La to-se xe come i schei: chi li ga se li tiene!
[la tosse è come i soldi chi li ha se li tiene]
Gli altri ve li scrivo direttamente in italiano perchè...perchè
Toccato il fondo con i preti pedofili. Peggio degli animali. Ho sempre detto a mio figlio vai a messa, non andare al cinema che  preti non ti insegnano a fare del male. Invece...
Dalema ha distrutto i Bot e la povera gente. I Bot sono il risparmio della gente di una certa età.
Tassare e basta.
Un pezzo di pane  a tutti. Ma come? Il pane bisogna guadagnarselo anche. 
Se torna Pertini va a prendere Craxi dalla fossa e lo ammazza con le sue mani.
Se c'è scritto che la giustizia è uguale per tutti perchè chi ha i soldi si sceglie i migliori avvocati? Il vino bianco è bianco, il vino rosso è rosso.
Berlusconi è l'unico che mi dice qualcosa... Ha un carisma...non è stupido, sa difendersi, sa parlare. Calderone.

finito il tempo. un nuovo giorno. nuova notte.
buona

martedì 25 maggio 2010

Esaminàti a Padova

Musica - baustelle - gli spietati (ascolta)
Fotografia - sconosciuto




6.50 del mattino. Freddo in questo maggio ormai al giro di boa. Centro prelievi via San Massimo. Chissà se è facile da trovare. Il grumo di trenta persone -all'esterno di un piccolo cancello incorniciato da un muro grigio di due metri, macchiato ogni tanto di verde dall'edera- suggerisce che sì, è abbastanza facile da trovare...
anche se il freddo e le poche ore di sonno imbradipiscono i sensi e il cervello. Mi metto in pseudo-fila. Solita scena di gente che finge di non aver fretta, ma muovendosi a piccoli passi con fare ochesco inizia a spintonare, non appena il cancello viene aperto, per arrivare primi alla linea di partenza. Partiti! Scatto da velocisti puri. Tutti vogliono il biglietto-con-numero simil-macelleria. Biglietto trofeo da tenere ben stretto e conservare per i posteri. Resto calmo. Lascio sfilare due anziani esperti nel corpo a corpo tipico della competizione. Bisogna pur mantenere una certa dignità, penso. Mi si affaccia alla memoria una scena confusa descritta da E. Wiesel ne La Notte. Il protagonista sta salendo sul treno per Auschwi... (...non riesco mai a ricordare come si scrive. Grave. Chiediamo a google, ecco) Auschwitz. L'immagine davanti agli occhi rimanda all'assembramento descritto dallo scrittore rumeno e in un rigurgito di fastidio decido che mantenere una certa dignità in queste situazioni non solo è preferibile, ma diventa un obbligo sociale. Dovere eticamente auto-imposto. Dignità a livello animale.
Mentre questi pensieri si accavallano tra gli orecchi vengo superato da una decina di persone. Signora in avanzato stato di gravidanza (doveroso); senegalese con moglie e bambino addormentato-tra-le-braccia-della-madre al seguito; anziano con berretto pesantemente calato sulla fronte e occhiali fumè che gli cavalcano il volto (certo la velocità del sorpasso può dar fastidio agli occhi); ragazza latinoamericana con lattina di coca in pugno (e questo è doping!!), gonna alla caviglia verde ramarro-fluo, piumino smanicato nero e braccia, parecchio grasse, nude con vera pelle d'oca (un must); manager di mezz'età dall'aria distinta con ventiquattrore sfasciata in pelle marrone; signora "molto padovana" per la quale è inutile ogni descrizione se siete di queste parti (altrimenti consiglio "Ragazze del Nordest" di Bugaro- Franzoso).
Ahimè ora sono fatalmente in coda al gruppo...beh, almeno sfrutterò la loro scia come in bicicletta quando ti tagliano l'aria! Prendo il numero pigiando lo schermo touch screen e prego perchè sia un cardinale inferiore al migliaio. Leggo. Ventotto.Sì, 28. Proprio così! Non andata poi così male, penso. (pensiero "subito dopo") Magari non vuol dire nulla e dovrò aspettare comunque parecchie ore per i ventisette che mi precedono. Per fortuna mi soccorre la memoria che sposta la mia mente dentro lo zaino e, senza guardare, scovo il mio libro -coperta di linus che con la una mela croccante può farmi superare con bastante serenità la maggior parte delle situazioni di perdurante attesa- e sorrido. Mi preparo alla lettura. Cerco una sedia. Mi siedo. Leggo.
La sala d'attesa inizia a scaldarsi. I pazienti poco-pazienti iniziano a ronzare per lo stanzone tra le colonne bianche, calpestando il linoleum blu chiaro e spostando di continuo lo sguardo con aria persa. Dopo pochi minuti una voce femminile e metallica inizia a chiamare i numeri con un tono tipicamente catatonico e vagamente psichedelico.

...

Trascorsa un'ora tra una saletta, una stanza con lettini e uno sportello elettronico per i pagamenti mi ritrovo fuori dal cancello con la mano destra a stringere il cotone sul braccio sinistro e la mano sinistra che tiene stretto, ma non troppo, la ricevuta dell'avvenuto pagamento. Ah... l'efficienza veneta. Mi lascia anche il tempo di una colazione con mela prima che l'aula studio apra l'ingresso. La sanità funziona, almeno qui a Padova. Mentre la sanità mentale di molte persone abbisogna di altre valutazioni e analisi sul campo prima di un responso definitivo...certo, oggi non ha guadagnato molti punti.