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mercoledì 18 gennaio 2012

mezzanotte e... una torta di mele

Musica - m83 we own the sky (ascolta prima di ascoltare il mare)

Niente.
Tutto bianco, abbacinante, senza colori. Non un odore, non un sapore. 
Silenzio, da sempre, senza pause.
La pelle fredda non prova alcunché.
Si apre una porta. D'improvviso sento il rumore delle onde; guardo dentro e vedo l'azzurro del cielo che si specchia nell'acqua. 
Entro e l'odore del mare mi arriva dritto in fronte e il sapore del sale mi ha già seccato le labbra. Posso toccare l'acqua che il vento mi porta sulla faccia a piccoli spruzzi, emulsione di luce aria acqua sale sole.    Lei.

I primi passi e le orme sulla sabbia lo urlano chiaro. Prendo tempo, gioco con una conchiglia distratto e attento al ritmo del mare. Attento. distratto. distratto. attento. Ascolto le poche parole che escono a fatica dalla sua bocca, per capire dove va tutta questa acqua. Questo mare che mi piace parecchio senza sapere il motivo, forse perchè non riesco a conoscerlo. Pochi scambi di battute vaghi accompagnano il suono del vento tra gli scogli che affiorano. Tutto si confonde e sembra svanire con le impronte veloci e fitte di granchi dispersi dalla tempesta.

Sto per perdere di nuovo. Perdere?

Perchè quando vuoi tenere per te il mare devi evitare di commetter lo sbaglio più grande: cercare di prenderlo con la mano e stringerlo forte per imprigionarlo. Tenerlo lì con te. Ti accorgi che più stringi il pugno, più l'acqua scappa da ogni parte e soltanto il salmastro resta nel tuo palmo a ricordarti quanto bello poteva essere e invece non è stato. Puoi solo leccarlo per farlo sparire nella gola.
Nel mare ti puoi tutt'al più immergere. Se lo vuoi con te devi spogliarti e incamminarti contro le onde. Bagnarti.
Partendo dai piedi, passando alle gambe. Abbassi le mani per entrarci con le dita. Avanzi. La pancia e il petto fanno fatica ad accettare il freddo. Il cuore accelera e qualcosa ti dice, se ascolti. Alla fine il collo, la testa, i capelli e tutto. Solo allora il mare è con te. O meglio, tu sei con il mare.
Ti ci puoi buttare anche all'improvviso con una corsa alzando bene le ginocchia per arrivare prima possibile dove l'acqua è alta abbastanza per tuffarti. Senza pensare, d'un tratto, inventando una traiettoria. 

Il modo per starci lo puoi scegliere, forse. Ma non cercare di prenderlo. Il mare.

Amare è la più bella delle debolezze
E anche il modo peggiore di cadere 
all'infinito dall'alto di una muraglia 
Di perdere l'equilibrio quando si è 
appollaiati in cima ad una scala per 
cambiare 
una lampadina. 
Tahar Ben Lelloun, Cinquanta paradossi

domenica 10 ottobre 2010

Bagagli

Musica - luciano ligabue - da adesso in poi (ascolta mentre leggi)
Foto - g. braque - natura morta con Le Jour




Difficile. Più che altro un casino: logisticamente e sentimentalmente.
Ho una testa in cui riesco a mala pena a muovermi, invasa dai bagagli di nove anni di Padova. Zaini pieni, borse vuote, appendini infilati in camicie buttate alla rinfusa su una poltrona-letto bianca a disegni rossi. Una cravatta aperta sul letto attraversata da un borsello di cuoio di cammello e sopratutto dal suo odore. E che li metto via a fare, che il 70% di sta roba, fra quattro giorni sarà comunque su un aereo?
Eppure è meglio che li metta via, che prima di fare le prossime valige almeno disfi queste. Certo, mettere via allo stesso modo Padova prima di iniziare Cambridge sarebbe perfetto.

Troppa roba da riordinare ed infilare nei cassetti tutta in una volta.
Ma sopratutto, da dove comincio? 
Procrastino. Spengo la luce su sto disastro di stanza (adesso al buio sembra perfettamente in ordine) e mi sparo la seconda parte di Shutter Island...

Buona visione....


giovedì 16 settembre 2010

dieci a mezzanotte

Musica - placebo - the never ending why (ascolta mentre guardi)
Fotografia - bw ospedale


Quest'estate sono finito ad ascoltare sei anziani signori rinchiusi in una stanza. D'ospedale. Avevo con me un blocco e una penna, oltre al solito libro. La sera avanzava e stavano per addormentarsi. Erano ben le nove, ma si sa che i ritmi da nosocomio sono un po' da manicomio... Deciso ad ascoltarli tra una battuta una partita dei mondiali alla radiolina, e un'infermiera con le flebo ho preso qualche appunto...
La to-se xe come i schei: chi li ga se li tiene!
[la tosse è come i soldi chi li ha se li tiene]
Gli altri ve li scrivo direttamente in italiano perchè...perchè
Toccato il fondo con i preti pedofili. Peggio degli animali. Ho sempre detto a mio figlio vai a messa, non andare al cinema che  preti non ti insegnano a fare del male. Invece...
Dalema ha distrutto i Bot e la povera gente. I Bot sono il risparmio della gente di una certa età.
Tassare e basta.
Un pezzo di pane  a tutti. Ma come? Il pane bisogna guadagnarselo anche. 
Se torna Pertini va a prendere Craxi dalla fossa e lo ammazza con le sue mani.
Se c'è scritto che la giustizia è uguale per tutti perchè chi ha i soldi si sceglie i migliori avvocati? Il vino bianco è bianco, il vino rosso è rosso.
Berlusconi è l'unico che mi dice qualcosa... Ha un carisma...non è stupido, sa difendersi, sa parlare. Calderone.

finito il tempo. un nuovo giorno. nuova notte.
buona

lunedì 26 luglio 2010

(ma considera che la primavera c'è ogni anno)

Musica - noah and the whale - the first day of spring (ascolta)
Fotografia - pileo 


Fare due passi nel mezzo della notte per piangere un po' in solitudine può sembrare una buona idea se il dormire ti risulta la cosa più improbabile dopo una sconfitta, scottante, inaspettata, affettivamente sgretolante. E dolorosa. Cerchi le chiavi, prendi un po' di musica perchè non vuoi sentire niente, e dopo aver chiuso la porta dietro le tue spalle scivoli nel buio senza nemmeno lasciare il rumore delle suole sull'asfalto, coperto da ruote di auto che tornano stanche verso casa.
I pensieri iniziano ad infittirsi ed intrecciarsi senza lasciar intravedere nè l'inizio nè la fine di qualcosa come tanti fili tutti grigi che scendono dall'alto senza fine. Scendono senza ritmo rispetto ai passi svelti, ma in precario equilibrio, mentre le lacrime il ritmo ce l'hanno sempre dentro. Non sono molto amare. 
Tutto secondo i piani. Malinconia. Tristezza. Passeggiata notturna. Lacrime. 
Primavera che finisce.

Invece no! Non puoi convivere in pace nemmeno con il tuo star male. Perchè? Alfa 147 di un colore che non si riesce a riconoscere subito, sotto l'arancio dei lampioni nella notte. Sale decisa con la ruota destra sopra il marciapiede mentre cerca di svoltare nella stessa direzione. Ma che cazzo fa? riesci appena a pensare.Subito dopo si capisce cosa sta per fare: il palo di un segnale (uno di quelli di prescrizione con una bici bianca su sfondo blu...insomma avviso di pista ciclabile) si infila sotto la stessa ruota destra e piegandosi un po' la tiene con sé giusto il tempo di spezzare il trapezio che la unisce al semiasse anteriore. Qualche scintilla dello stesso colore del lampione sotto cui si ferma, sembra fare il verso ai fuochi artificiali delle sagre estive di paese. Rumore sordo come di cassonetto dei rifiuti che sbatte e poi basta. Sono passati pochi minuti da quando ci si è lasciati la porta di casa alle spalle e si fa la conoscenza di una ragazza dell'est mentre si aspetta il carro attrezzi che deve liberare la strada. Situazione assurda ma, a freddo, piacevole da raccontare. 
Lei scende dall'auto e chiede cosa sia successo. Cosa si può rispondere se non un "ma ti sei fatta male?" La seconda domanda già più pertinente trova una risposta piuttosto ovvia, ma chiara: "cerchiamo di far spostare l'auto!Magari nel frattempo mettiamo le quattro frecce?!" In quel caso però o hai salvato il numero dell'ACI o hai un amico che con buona probabilità è davanti ad un pc (o magari un Mac) a quell'ora della notte. Per cui è meglio che vi salviate il numero: 803116. Aspetti che arrivino e se è sabato mattina puoi star certo che ci metteranno un bel po' ad arrivare. Parli un po' con la tua nuova amica e capisci che secondo lei aveva un po' bevuto, mentre secondo te aveva preso anche qualcos'altro. Crepi l'avarizia. Infatti dopo 20 minuti si rende conto di come è ridotta l'auto e tutte le lacrime che si speravi di far scendere dalla tua mente solcano le guance, ma le sue. Che situazione!?! I tuoi cazzi, la tua voglia di piangere, il tuo fastidio cosmico che si scontra e perde con il suo accartocciarsi sempre di più su se stessa e il suo risveglio post sballo. 
Cerchi di riempire i silenzi con qualche timido " ma dove abiti?", o "cosa fai?"...ma i silenzi in queste notti sono quello che serve. Silenzio condiviso in due. Sconosciuti. dopo due ore arriva il benedetto carro attrezzi con un carrozziere che ha la brillante idea di dirle che la macchina è da buttare rinvigorendo così il fiume di lacrime che si stava prosciugando. Bella mossa signor carro attrezzista.
Morale del racconto: non saprei bene ma un paio di consigli si possono provare.
Le situazioni assurde ti danno spunti interessanti per tenere la tua mente flessibile e per conoscere qualche Katiuska o Irina.
Se devi piangere chiuditi in bagno che se bussano almeno li puoi mandare affanculo. 

Comunque mi han detto "ma considera che la primavera c'è ogni anno"...

lunedì 5 luglio 2010

Taglierò i fili d'erba in diagonale

Musica - belle and sebastian - another sunny day (ascolta)


Per poter vendere le rose ai semafori oltre a procurarsi le rose stesse, il cellophane che le avvolge, l'acqua e lo spruzzino per tenerle in forma serve una certa pelle o meglio un certo colore della pelle che possa farti scambiare abbastanza agevolmente con un magrebino o tutt'al più un indiano, certo non per i lineamenti. Fondamentale avere un colore tendente al rosa-marrone-sporco-di-olio-per-auto-e-terra.
Al che ho pensato di fare il giardiniere. Ognuno ha le sue ambizioni, basta che siano sostenute da idee piuttosto geniali o che possono sembrarti tali. Tagliare siepi, cimare o sfoltire piante, trapiantare fiori, concimare orti e rasare prati. Di sole se ne prende un sacco e la pelle si prepara lentamente al cambio di professione. Mi sono affezionato all'erba, alle piante, al loro odore, forma e stile piuttosto libero e selvatico (...). In effetti sono nato in campagna e quello che ti manca prima o poi in vari modi, magari senza accorgertene te lo riprendi. E mi torna alla mente una scena di uno dei miei film preferiti: The Hours diretto da Stephen Daldry basato sul romanzo omonimo di Michael Cunningham vincitore del premio Pulitzer nel 1999. Meryl Streep, Julianne Moore e Nicole Kidman interpretano tre donne che vivono in tre periodi differenti e che sono alle prese con i preparativi di una festa. Per la Kidman, che interpreta Virginia Woolf, la festa sta prendendo forma soltanto nella sua mente, visto che sta dando vita al suo più famoso romanzo, Mrs Dalloway. La scena mostra una Streep raggiante entrare in una fioreria stupenda con soppalco e una distesa multicolore di fiori sopra ogni dove, in una via del centro di New York. Luogo veramente spettacolare, magico. Vasi di latta contengono i più bei fiori, i più vari e sicuramente i più profumati di tutta la città data l'espressione dell'attrice, che entra saluta, spiega le sue intenzioni riguardo agli addobbi per la festa e prende la via dell'uscita. Prima però si ferma un attimo, resta ferma a guardare e raccoglie un fascio di fiori da giardino coloratissimi. 
Mrs. Dalloway said she would buy the flowers herself
Quella scena, quel sorriso, quel profumo, quei fiori li trovi anche nei giardini che vai a pettinare, quando il vento rovescia le foglie degli alberi mostrandone l'argento. Foglie avviticchiate che fischiano sotto il sole di un cielo azzurro. 
Lì capisci che taglierai i fili d'erba in diagonale. Perchè così va fatto! 
Basta con il solito orizzontale. Ci si metterà più tempo, certo, ma anche la pelle ne guadagnerà. Potrò andare a confondermi con chi vende le rose ai semafori, tanto l'espressione sarà quella più felice. Comunque.
Potrebbe per questo rivelarsi un problema il continuo togliere semafori e sostituirli con rotonde giganti, veloci, meccanicamente percorse senza sosta. Se ne guadagna in sicurezza e fluidità del traffico? Può essere...ma la felicità del tagliare i fili in diagonale? il passare al commercio di rose? l'alternarsi di luci rosse, arancioni e verdi? l'aspettare il via, fermi all'incrocio, dopo una notte lunga con la persona giusta al fianco? la lentezza? vogliamo trascurarle? Il futurismo è passato qualche tempo fa da queste parti, ma ora...



























giovedì 10 giugno 2010

Imparare a correre

Musica - bob dylan - can't help falling in love (elvis cover)
Fotografia - stefano de luigi for Le Monde magazine

Stazione. urla di freni. mano destra fissa in mezzo al manubrio. borsa a tracolla con l'occorrente per la corsa e per la doccia. cigola per il peso e gli strattoni. berretto ben calato sulla fronte. fa freddo. mano sinistra sull'elastico-senza-laccio dei pantaloni della tuta. che cercano di sfilarsi ad ogni passo per il peso di quello che c'è in tasca. guanti. guardo per terra e vedo il marciapiedi sobbalzare. bob dylan negli orecchi. Can't help falling in love. controllo le punte delle scarpe. si alzano. piede a martello. 


Wise men say only fools rush in
But I can’t help falling in love with you
Shall I stay
Would it be a sin
If I can’t help falling in love with you



sto correndo con la bici al fianco e la ruota dietro inesorabilmente  a terra. non la guardo, troppo a terra. supero i pedoni a zigzag. non posso arrivare in ritardo. non voglio, mi stanno aspettando al campo per le prove. inizio a sudare sotto il peso della tracolla. e la giacca. via i guanti.


Shall I stay
Would it be a sin
If I can’t help falling in love with you



chi incrocio mi guarda. chi divertito. chi stupito. chi spaventato perchè stava ascoltando musica come me e non mi ha sentito arrivare. continuo a correre. piano, ma a correre.  anche il berretto se ne va in tasca. semaforo rosso. prendo fiato. penso


Like a river flows surely to the sea
Darling so it goes
Some things are meant to be
Take my hand, take my whole life too
For I can’t help falling in love with you



che sfiga però. bucare a metà strada quando mancano ancora due chilometri e mezzo. no dai! non bisogna pensarla così. bisogna. verde. bisogna ripartire . pensare che può essere un’opportunità (oltre ai soldi spesi in camera d’aria nuova). proprio bella questa cover. di corsa ancora. anche le ginocchia si alzano. le auto corrono alla mai sinistra in un andirivieni di luci rosse e bianche. le uniche che si muovono. fermi i neon dei negozi. fermi i lampioni. ferme le finestre di cucine-illuminate-e-pronte-per-la-cena. ferme anche se tutto sobbalza. altro semaforo. altro rosso. penso. scatto una foto al distributore per Stefano(leggi prezzibenzina.it). verde. via. riporto all’inizio la canzone. e lì, tra poco c’è…l’arrivo. voglio riascoltarla. sono quasi arrivato. cerco gli ultimi passi di corsa. ho capito qualcosa in più  sulla corsa. anche quella goffa con guanti, borsa a tracolla, pantaloni-che-scendono, giacca pesante, semafori e pedoni-birilli da schivare. sorrido. e mentre sorrido e corro gli ultimi passi, incrocio gli occhi e i capelli lunghi di una ragazza in piedi sul tram che quel sorriso me lo rimanda.


Like a river flows surely to the sea
Darling so it goes
Some things are meant to be
Take my hand, take my whole life too
For I can’t help falling in love with you

domenica 9 maggio 2010

Viaggiare

Music - philip glass - opening (ascolta) 
Fotografia - carlo p.


Sotto la luce dell'alta lampada da tavolo la mia ombra è tozza. Mi vedo grassa invece che slanciata. Ho ancora addosso l'odore dell'ultimo posto in cui sono stata. No, non viaggio molto, ma mi portano in un sacco di paesi. Luoghi ignoti per lo più esotici. Si può dire io conosca mezzo mondo. Certo. A quelle latitudini. E tutto questo senza spostarsi che di qualche metro. Da lavello dei piatti allo sgocciolatoio, tra bicchieri e tazzine, il mio posto più o meno fisso tra le altre stoviglie, bicchieri, piatti e tazze mie sorelle. In realtà un quasi viaggio me lo ricordo. Dal supermercato dove ero esposta alla cucina di casa. Casa mia. Un tragitto non tanto lungo certo, ma molto scomodo tra pacchi di fette biscottate, yogurt alla frutta piuttosto spigolosi, pasta trafilata al bron...(non si leggeva la fine dell'etichetta) più morbida e accomodante. Ah, poi lui: il flacone detersivo che rivedo ogni giorno e che ogni stesso santo giorno cerca di cancellare i miei viaggi. Con estenuante precisione, lasciandomi quella puzza finta di agrumi, finti anche loro, che non ha niente a che fare con nessun paesaggio, nessun clima, nessuna temperatura, nessuna nuvola, nessun tramonto, nessun vento che ci sia al mondo.
Per fortuna però poi i viaggi tornano. I sapori, i luoghi, il sole, la luce, il mare, il sale, l'acqua, le stelle, il canto degli uccelli, l'odore del fuoco... quelli sì, veri. Arrivano sempre improvvisamente e mi investono. Caldi, gorgoglianti, profumati. Profumano, profumano, profumano. Bergamotto, ginger, tè verde limone, arancia...E li capisci. Li capisco quei posti. Li conosci, li vivi, li assapori. con calma. e come per magia, con mille profumi di paesi nuovi da sfondo, fare l'amore.
fare l'Amore con le labbra e le mani più belle che si possano volere. a volte le mordo.perchè hanno troppa fretta di incontrarmi. Così si staccano d'improvviso e tornano poi a baciarmi lentamente. mentre la mano mi stringe e mi ruba un po' di calore che volentieri regalo nelle fredde sere d'inverno tra cuscini orientali ammucchiati su un grande tappeto, grossi pullover e il rumore lento di qualche legno che brucia.

giovedì 4 marzo 2010




Inizia la lezione. Procedura civile. I tre "macro-tipi" di tutela: nozione e caratteri generali. iiiiihh...si apre la porta dell'aula con il tipico rumore che si fa quando chi entra [sic.] cerca di farlo in silenzio. Non vedo chi è stato, l'entrata è alle mie spalle. La lezione continua...poche manciate di secondi e...una schiena piuttosto slanciata e dei capelli lunghi, appena-appena mossi e freschi di shampoo e balsamo si siedono davanti a me. Via il cappotto corto di lana blu scuro, che finisce tra la schiena e lo schienale basso del banco-panca tipico delle aule universitarie dell'anteguerra. Armeggiare di mani e borsa per cercare, probabilmente, quaderno e penna destinati agli appunti. probabilmente perchè non vedo bene, la sua schiena copre, ovviamente e piacevolmente, la visuale. Poi, di colpo, i gomiti si alzano. Le mani si cercano dietro la nuca e con pochi e veloci movimenti e un piccolo elastico nero i capelli vanno a formare uno chignon improvvisato, spettinato ma per questo elegante, proprio dove la testa guarda il cielo appena più indietro. La nuca e il collo adesso si mostrano sottili e silenziosi, ma sicuramente gioiosi per la luce e la nuova aria ritrovati. Le piccole scapole sporgenti e spigolose -evidenti attaccature di ali d'angelo- si muovono a scatti sotto il maglione nero in grigio antracite pettinata e fanno ondeggiare impercettibilmente le piccole ciocche dorate che dalla nuca sono scivolate dalle dita e sfuggite all'elastico. Gli orecchi sottili, ben fatti come di ceramica, sono leggermente rossi ai lati per il caldo dell'aula. Lasciano pendere due piccole pietre cilindriche e piatte color basalto. Basalto che danza con ritmo ad ogni parola scritta sul foglio, improvvisando di tanto in tanto un passo improvviso e dissonante dovuto forse ad una nuova mira degli occhi.
...la tutela cautelare è una tutela strumentale di secondo grado, ovvero oltre a ...

domenica 28 febbraio 2010

Musica - pearl jam - just breath
Fotografia - fellini - la dolce vita
Tempo di lettura - forse troppo?


Lienna canta proprio bene. Ieri sera particolarmente.
La luce dei sui occhi era quella tipica della ragazza giovane e spensierata che si gode un po' d'Italia dimenticando tutto il nord che ha alle spalle. Già, viene proprio dal nord. Svezia. Ma non ha niente della svedese che sta passando proprio adesso davanti alla vostra mente. Castana, non molto alta e carnagione...beh, non proprio scura certo, ma nemmeno roast-beaf like. Ovvero bianchiccia se cruda, rossa se cotta appena al sole. Il resto ve lo lascio immaginare. Diciamo che il suo viso e la sua persona possono essere quelli tipici di una ragazza perfetta (per voi) al 90%. facciamo 95%. Arriva dalla Svezia con il suo gruppo. Una garage band non molto nota, ma che si dà da fare per ovviare al problema. quello di tutte le band. Due chitarre (maschili John e Amalmani nome d'arte credo, ma non ho approfondito. il secondo ha chiare origini indiane sul viso) e voce. La sua.
Si parte con una cover di E. Vedder, Hard Sun. sì, quello dei pealr jam. sì quella di into the wild. Un po' rauca Lienna, il giusto. Squilla in certe note, ma il "tono" in più lo dà la felicità che si legge sulla sua bocca nei suoi occhi e nelle mani che non stano ferme un attimo. si muovono lentamente ad accarezzare un poco l'aria lì intorno. Ogni tanto la testa si china dolcemente da un lato e gli occhi cercano qualcosa in fondo alla sala, tra le luci soffuse e le note che si accumulano e ritornano. Gli occhi. Cercano poi qualcosa in basso a sinistra, giù dal palco. Chissà cosa stanno trovando. Se le note di fanno più difficili gli stessi occhi si dimenticano della cosa-in-basso-a-sinistra e si avvicinano aggrottando appena appena la fronte e bloccando le labbra giusto il tempo di finirla. quella nota. per poi tornare a ridere.
Una dopo l'altra le canzoni passano. manca la parte ritmica. basso e batteria ogni tanto si fanno rimpiangere, ma solo in alcuni brani. L'esibizione sta per finire, ma io sto ancora guardando lei. Fix You per finire. Perfetta. La voce è stanca e un po' si sente. Forse è proprio questo che rende questo brano adatta a lei. La sto ancora guardando. A pensarci adesso sembra impossibile. Appena qualche mese fa dopo averla vista su youtube l'ho contattata per proporle un locale della mia città che fa suonare gruppi emergenti. In pratica quello che il suo gruppo chiedeva da myspace. Molte mail e qualche incomprensione dopo, sono riusciti a trovare altri sei locali nelle vicinanze e raggrupparli in giorni vicini, così da ottimizzare il tempo-denaro. Ed eccola qui che sta già finendo la sua serata. e la mia, mille volte immaginata nella testa.
Fin. sembra di vederla quella scritta, come nei film francesi.
Ora il più difficile. tornare a parlarle. Sì perchè prima del concerto era tutto più facile: lei che si presenta e ci parla delle sue modifiche alla scaletta, mentre i due chitarristi sistemano gli strumenti in macchina per lasciare la stazione e dirigersi al locale. Un caffè che la fa ridere per le dimensioni troppo ridotte. Una battuta sul tempo, sul sole. Poi il check. Qualche sguardo rubato. da parte mia ovviamente. Un vortice insomma che risucchia il tempo facendolo roteare su se stesso in un cono della durata di pochissimi battiti di ciglia e cuore. Ma ora il tempo sembra fermarsi. Lei è li in silenzio. Un silenzio sottile sottile che pare un collo di Modigliani. o almeno è quello che mi viene in mente. Cerco di incrociare il suo sguardo con il mio, ma non sembra possibile. Lunghezza d'onda diverse. Invece no. Un'attimo. Apnea. Si avvicina. Mi chiede come è stato.
Si parla un po', sempre tra brevi silenzi per trovar le parole. e i sorrisi di entrambi per riempirli quei silenzi. L'imbarazzo lascia via via il posto alla confidenza che si addice a qualche bicchiere di vino dopo. Simpatica, oltre che bella da far male la fronte come quando bevi qualcosa di troppo freddo. Sembra che la musica più bella di tutti i tempi stia uscendo da quella bocca a poche spanne dalla mia. violini. forse può dare l'idea. Una mano. non mia. sulla spalla. la sua. I capelli di lei che ondeggiano e prendono il posto del suo viso che ora guarda dietro la sua spalla. labbra che si incontrano distrattamente. a poche spanne dalle mie. era il chitarrista. il semi-indiano.
Non ho guardato oltre. Ho visto, certo. La serata è continuata per qualche altra ora, ma non per me.
Immagini confuse che corrono a cento all'ora prima e dopo quei pochi secondi di capelli che ondeggiano e chiudono per sempre il sipario sul suo viso.