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giovedì 21 ottobre 2010

(...)vista con lo scrittore - Toni Carli

Musica - siouxsie - the last beat of my heart (ascolta mentre guardi)









1.Cosa si prova a scrivere frasi, pensieri che dalla propria mente attraverso
la carta si imprimono nella memoria di altri, che magari le fa sue e ne trae
ispirazione o una linea guida?



-Secondo me questa dovrebbe essere la massima aspirazione di uno scrittore.
Quando ti escono queste frasi, è come per il cercatore d'oro quando nel
setaccio si ritrova lo splendore di una pepita. L'incanto della lettura è tutto
lì, più della trama o del ritmo o di altre cose ancora. Se poi questa pepita la
puoi donare ad altri, è una soddisfazione che non ha prezzo.

2.Alla richiesta di una parola per i suoi fan Bob Dylan rispose al
giornalista: "Astronauta". Una parola per i suoi lettori?


-“Sguarnito” (da intendere come tipo giovanile, e non solo, del tempo ignorante
in cui viviamo)

3.Penso che fare la domanda giusta è di gran lunga migliore rispetto a dare
una risposta corretta. Qual'è la domanda che conta per lei?


-La domanda che conta è quella che non ci facciamo mai.

4.Un consiglio ad un aspirante scrittore?


-Come sai io mi diletto anche con la musica, in particolare con il pianoforte.
Ho studiato classica ma ho suonato jazz, con tutti i miei limiti. Come ogni
buon maestro di jazz insegna, la cosa migliore per imparare a suonare è
trascrivere gli assoli dai dischi. Io l'ho fatto, mettendoci del tempo, e ti
posso assicurare che non c'è di meglio. Ti aggiungo anche che da ragazzo
trascrivevo pagine e pagine di Marcel Proust sui miei diari. Li conservo
tuttora, e ti posso assicurare che non erano poche. Il mio consiglio, oltre a
leggere tanto, è questo ( non solo con Proust, ovviamente).

5.Ogni scrittore mette nei suoi libri parte di sé, ma anche l'aria che si
respira nel periodo e nel luogo dove vive. Lei che aria respira?


-L'aria che respiro qui l'ho inseguita dai tempi in cui, da giovane, mi
ribellavo al sistema, ed è la conseguenza di una ricerca che era già nell'aria
quando ventenne volevo andarmene dal nordest per trovare posti salubri,
colorati, profumati, lontani dall'inquinamento delle fabbriche, dal grigiore
della nebbia, dal lezzo dei democristiani. L'aria qui è pulita, e profuma di
bosco, nonostante tutto.

6.Come si trova un friulano in Toscana?


-Mi sento tutt'ora friulano al cento per cento, nonostante abbia vissuto più
in Toscana che in Friuli. Mi mancano alcune emozioni e alcuni paesaggi del mio
Friuli giovanile, e mi mancheranno sempre. Mi manca anche un po' la gente di
lì, che dopo più di trent'anni mi accoglie come se fossi ancora uno di loro. Io
vengo da un paese vicino a quello in cui è cresciuto Pasolini, praticamente a
un tiro di schioppo. Il nostro poeta friulano in una sua poesia scriveva: “O me
donzel! Jo i nas ta l'odòur che la ploja a suspira tai pras di erba viva... I
nas tal spieli de la roja”. Anch'io nasco nell'odore che la pioggia sospira dai
prati, e dallo specchio di un corso d'acqua che scorre accanto alla mia
gioventù (cit. dal libro che sto scrivendo sui miei anni settanta). Ma la
Toscana è la Toscana, è inutile girarci attorno. Chiunque si troverebbe bene,
anche i leghisti con l'ampolla in mano. Chiedere ai miei fratelli e amici
quando vengono qui a trovarmi. Anche se mi sento friulano, posso dire di aver
messo le mie radici in questo posto perchè le radici sono sempre un qualcosa
che uno si crea. Il sangue, l'etnia o il luogo dove si nasce c'entrano solo in
parte.

lunedì 18 ottobre 2010

Toni Carli - Tanto per rimanere uguali

Musica - pat metheny - into the dream (ascolta mentre leggi)



Prospettiva. Molto dipende dalla prospettiva con cui le cose ci si presentano davanti agli occhi. Spesso non ce ne accorgiamo perchè il nostro cervello si abitua al modo di vedere che abbiamo solitamente e lo rende assoluto: tutte le esperienze passano attraverso quella lente e tutto gira attorno a quel punto cardine. Discorso piuttosto per dire che se sei alto due metri guardi la maggior parte dei tuoi simili dall'alto in basso, mentre se sei un metro e cinquanta spesso incontri prima il mento degli occhi dell'altro che ti si para di fronte. Ad ogni modo in entrambi i casi tutto ti sembra misurabile in ragione di quello che sei abituato a vedere.
Questo libro invece racconta che si può essere costretti a cambiare prospettiva, fare il confronto tra le due e uscirne differenti. Più plastici.
L'ho letto in un periodo in cui vedevo tutto nero con al massimo qualche sfumatura sul grigio-canna-di-fucile. Le persone che incontravo davano poco chiedendo molto; i problemi a lavoro suggerivano di lasciar perdere e trasferirsi in Botswana (non si è mai vista una cinghia di trasmissione che si spezza dopo minuti due (due); lo studio mi opprimeva come l'afa e le zanzare che se anche le uccidi ti lasciano la macchia rossa sull'intonaco  giusto perchè anche da morte devono rompere i coglioni; il due di picche della ragazza che corteggiavo era solo il macigno che schiaccia per bene i polmoni. Così mi sembrava. Finito il libro, anzi ben prima di finirlo, nella mia testolina hanno iniziato a girare un po' di pensieri.
Uno: cambiare prospettiva può ridimensionare problemi che sembrano affliggere soltanto noi, unici nel mondo.
Due: il pensiero uno è una cazzata buonista.
Tre: Pensare che c'è sempre chi sta peggio di noi non porta da nessuna parte, anche perchè dopo pochi giorni l'empatia nei confronti dell'ipotetico sventurato verrà sicuramente meno. Si ricade così nell'egoistico pensiero che fa delle nostre difficoltà le uniche che importano.
Il libro mi ha insegnato a guardare in faccia ciò che ci si presenta giorno dopo giorno e a non farsi superare dagli eventi. Fare affidamento nelle proprie forze, sperare il meglio e prepararsi al peggio come diceva la madre dell'autore. Cambiando prospettiva non si diventa migliori o peggiori. Cambiando prospettiva ci si fa forza e si può capire che ciò che si desidera con bastante volontà spesso lo si ottiene (Pavese). 
Cambiare prospettiva tanto per rimanere uguali...ma cambiarla.

"Tutto nella vita serve, il dolore forse più di tutto il resto"

"Uscire fuori per andare incontro alla postina, annunciata dal clacson della sua cinquecento, diventava uno dei momenti più belli della giornata"

"Siamo talmente intrappolati dai nostri sogni, dalle nostre illusioni, dai nostri desideri che il più delle volte non riusciamo a staccarceli dalla pelle e a trasformarli in realtà"

"Non avevo nessuna intenzione di passare per il solito maschio in calore e con gli ormoni a palla che non appena sente odore di micette si mette sotto vento per catturare la selvaggina"

sabato 25 settembre 2010

Sam Savage - Il lamento del bradipo

Musica - gianfranco manfredi - ma non è una malattia (ascolta mentre leggi)


Uno sfigato. Lasciato dalla moglie, dai collaboratori, la casa che cade a pezzi, gli affittuari che non pagano, editore di una rivista letteraria disastrosa che manda avanti da solo. Di casa esce di rado, e passa la maggior parte del suo tempo a scrivere corrispondenza. Scrive alla sua ex moglie, agli inquilini morosi, ai collaboratori. Le lettere sono raccolte nel romanzo, che descrive in quattro mesi di corrispondenza la vita del protagonista, Andy Whittaker. Originale nella storia e nel modo di proporla, la trama è l'evoluzione interiore del protagonista che prende coscienza del suo stato di disadattato e della necessità di andarsene dalla sua vita. Lettura piacevole e tutto sommato consigliabile.


Qualcosa è caduto dal cielo. Potrebbe essere neve. Potrebbero essere lacrime. Potrebbe essere la catena dei giorni. Pensa, la catena dei giorni che cade come la neve.

Me ne vado perché sono stufo, perché sono impaurito, perché sono triste. Ma la vera ragione è che ho smesso di trovare divertenti i miei scherzi. Ripensandoci, mi domando se lo siano mai stati, o se erano solo le mie risate a farmelo credere.
Il tuo fedele amico di penna
                                                                               Andrew Whittaker

lunedì 30 agosto 2010

Kary Mullis - Ballando nudi nel campo della mente

Musica - fastball - the way (ascolta mentre leggi)

Che non sia uno scrittore lo ammette pure lui..
Quando stavamo già insieme da un po', ed era ormai evidente che io ero uno scienziato, la mia terza moglie, Cynthia, mi confessò che aveva sempre desiderato sposare uno scrittore. La sera mi leggeva Agatha Christie e ad un certo punto rinunciai per un po' alla scienza per dedicarmi alla scrittura. In un primo tempo ne ricavai un racconto, un assegno di 120 dollari da una rivista che si chiamava "Medical Dimensions" e un impiego in un ristorante. Andò a finire che tornai a fare lo scienziato e vinsi il premio Nobel.
Premio Nobel per l'introduzione nella biologia della Polimerase Chain Reaction (PCR per gli addetti ai lavori - tecnica senza la quale in un laboratorio di biologia molecolare non si può neanche scoreggiare), Kary Mullis butta giù una via di mezzo fra una biografia e una raccolta di riflessioni personali in cui non solo descrive il suo atteggiamento negli anni cruciali della sua carriera scientifica, ma affronta anche temi quali l'astrologia, il sistema di assegnazione dei fondi, gli enti nazionali e internazionali e il meccanismo che ci sta dietro, l'eccessivo allarmismo nei confronti del cambiamento climatico in corso.

Il libro in se non è spettacolare, ne' particolarmente illuminante - uno può pensare che un saggio/biografia di un premio Nobel sia quanto meno inspiring..beh, non necessariamente, o quanto meno non in questo caso. Nevertheless, è una biografia piacevole, con spunti interessanti, anche se a volte un po' controcorrente, come la discutibile apertura nei confronti dell'astrologia. Riporto con piacere questo passaggio di una sua filippica contro gli psicologi che mi ha fatto alquanto divertire:

(...) Ma nessuno è tanto rimbambito da sperare di ottenere da uno "psica" anche solo un barlume di salute mentale. Se sei fortunato e scegli bene, magari non ti ammazzerai proprio quell'anno, ma nessuno si aspetta una cura miracolosa per qualcuno che patisce di  una sofferenza emotiva cronica. In altre parole, la psicologia è praticata da un branco di incompetenti profumatamente pagati (...)

sabato 28 agosto 2010

John Steinbeck - Pian della tortilla

Musica - the good the bad and the queen - green fields (ascolta)


Danny, un cazzone. Eredita due case. Case...più che altro catapecchie. Passa così dallo status di nullatenente, ubriacone, vivo-alla-giornata-e-dormo-nei-boschi a quello di proprietario di immobili. Inizia ad ospitare gli amici che gli bruciano una delle due case dopo poco. Trovandosi così a condividere le poche stanze rimaste con un nutrito numero di disperati e senza tetto diventa il capo di qualcosa che è difficile da definire.
I suoi seguaci procurano sempre vino, in modi più o meno legali, e un po' di storie da raccontare per accompagnare le bevute della sera.
Questa potrebbe sembrare, in breve, la storia presentata dall'autore.
In realtà... è proprio così, ma soltanto formalmente. Perchè la sostanza dice qualcos'altro. I rapporti tra questi ubriaconi, perdigiorno, morti di fame sono degni dei migliori legami che si formavano attorno (o attraverso) la tavola rotonda di un certo re Artù. Danny vive la sua personalissima odissea senza farsi mancare niente: battaglie, amori, viaggi, morte, approdo in una terra nuova e tragedia. Attorno a lui si forma una società con regole proprie, nuove e funzionanti perchè semplici e rispettate. Insomma un micromondo.
Un capitolo è semplicemente spettacolare, per me almeno. Poetico, scanzonato, toccante, profondo, morale. Ti si ficca nella testa e non ne esce facilmente. Si intitola "Come gli amici prestarono soccorso a un Caporale e in cambio ricevettero una lezione di paternità" e parla...beh meglio non dirlo perchè vale la pena anche di leggere solo quello.
Il finale non è per niente lieto. Soprattutto se lo si legge in una calda sera d'estate, nello scompartimento chiuso di un treno nell'adriatica, con il mare a sinistra, colline dorate a destra e gli occhi stanchi, ma rilassati, in mezzo a ricci lunghi e castani nel posto di fronte; occhi che ogni tanto ti perdi a guardare, che ogni tanto incroci e che ogni tanto ti fanno pensare che in qualche modo hanno a che fare con le pagine che hai tra le dita.
Ah, fa veramente ridere!

domenica 22 agosto 2010

dieci a mezzanotte

Musica - bud spencer blues explosion - hey boy hey girl (ascolta)
Fotografia - vasca con vista




Una specie di macchia rossa sul vetro che riflette la mia immagine. Macchia densa, un po' scura per la verità. Non vedo oltre. Sole alle spalle.. checcazzo, non si vede! Mi avvicino, guardo dentro la stanza al piano terra di un edificio moderno. Una faccia con dei capelli lunghi, biondi e unti viene sbattuta sullo stesso. Deformata, sembra una bestia che sta per essere sgozzata. Naso tumefatto. Grumi di sangue sulla tempia coperta da qualche ciuffo scomposto. Poi più niente.
Cerco se un'entrata ma non la vedo. Sento dei colpi. Avvicino le mani ai bordi del viso, che scopro umido per il sudore e la tensione improvvisa, per vedere cosa sta succedendo oltre quel vetro.
La ragazza a terra non sembra muoversi. Lui prende una sedia e la avvicina alla figura scomposta sul marmo bianco. Accende una sigaretta. Un tiro. La guarda e appoggia la sigaretta accesa sul pavimento. Attaccata alla fronte impiasctricciata di sangue e schifo. Si rialza e ne accende un'altra con movimenti meccanici. Continuando a guardarla. Un altro tiro. La accosta all'altra.
Stessa cosa con la terza sigaretta. Solo che lei questa volta sembra accorgersi che le si sta bruciacchiando la pelle e fa un piccolo scarto con il piede destro che ha perso il sandalo ed è sporco di sangue. Il suo.
Si alza dalla sedia e indietreggia un poco. Sposta la gamba, pesta le sigarette. Sposta all'indietro il piede di scatto per calciare e compensa il movimento portando in avanti il braccio opposto...

buona giornata

martedì 27 luglio 2010

Silvia Avallone - Acciaio

Musica - the xx - heart skipped a beat (ascolta)


Premio Campiello opera prima 2010. Due adolescenti, Anna e Francesca, crescono in una Piombino di inizio millennio dominata dalla -ormai ex- grande fabbrica di acciaio che vive da anni in simbiosi con la città. Due adolescenti, due amiche on famiglie disagiate che fanno da contorno. Un contorno dal gusto piuttosto forte. entrambi i padri, che loro chiamano babbuini, sono il cruccio delle famiglie che devono vivere in perenne senso contrario rispetto a loro. Anna ha anche un fratello maggiore che lavora nella fabbrica. Bello, stronzo, checcazzo-me-ne-frega-di-tutto, con la passione per le auto da gran turismo è il sogno di tutte le amiche di sua sorella e non solo.
Le madri lottano, pur in maniera differente, contro i propri mariti venendo sistematicamente sconfitte a causa di quell'amore, che come sosteneva Platone. sta in chi ama e non in chi è amato. C'è poco spazio per figure maschili positive in questo romanzo. forse a ragione. Tipologie di uomini rappresentati: padre delinquente, padre violento, padre senza coscienza di esserlo e con ritardo nella coscienza, zio guardone che si masturba spiando le adolescenti, fidanzato arrogante e stupido, pappone...pappone, padrone volgare che se la fa con minorenni a pagamento, giovani ragazzini che gonfiano il petto girando su motorini truccati.
Tra questi si muovono Anna e Francesca. Francesca e Anna trasformano la loro amicizia in distacco a causa di questi uomini. Poi odio quale contraltare dell'amore che le lega, fino a quando gli eventi che le trasportano verso la fine dell'adolescenza decidono che la lontananza può terminare e che forse possono tornare ragazzine ancora per un poco. Propria dell'adolescenza è infatti il muoversi come un'onda che va e viene verso e dall'età adulta. Il tutto senza che ce se ne possa rendere conto.
La periferia cruda è ben raccontata dallo scorrazzare vago ed indefinito delle due ragazze. Quella periferia che cresce con gli occhi fissi sui vuoti programmi Mediaset senza alternativa di miglioramenti, ma che forse è ancora capace di qualche rapporto vero, a pelle, viscerale, dove si scambia più di qualche vago saluto.

A lui piaceva osservare le cose. Il diavolo sta nei dettagli, aveva sentito dire, e quella frase gli era sempre piaciuta.
Perenne desiderio di scopare, là dentro. La reazione del corpo umano del corpo titanico dell'industria: che non è una fabbrica, ma la materia che cambia forma.
Il mare e i muri di quei casermoni, sotto il sole rovente del mese di giugno, sembravano la vita e la morte che si urlano contro.  
Non parlavano più, adesso. Le parole non servono a niente, fanno litigare il più delle volte.


mercoledì 30 giugno 2010

Jonathan Safran Foer - Se niente importa

Musica - queens of the stone age - no one knows (ascolta e guarda)



Non è una recensione questa, ma piuttosto una sorta di promozione a questo saggio. Non che ne abbia particolarmente bisogno visto che la fascia cartonata gialla -che ben risalta sulla copertina a sfondo rosso con testa grigia di bovino sgozzato su piatto- recita: terza edizione in due settimane. Qualcuno a riguardo ha detto: ma gli editori non sanno fare meglio le loro previsioni di vendita? 
Ad ogni modo questo libro dovrebbe essere letto da tutti. Se non proprio da tutti almeno da quelli che hanno a che fare, si interessano, sono attratti, traggono soddisfazione, se ne fregano del cibo, del mangiare e del fatto che tra questo e quello spesso ci stanno in mezzo gli animali.
Direi che lo dovrebbero leggere tutti quelli a cui le cose interessano. Quali cose? Con buona approssimazione tutte. In conclusione: leggete "Se niente importa". Investite questi 18 euro. Oppure prendetelo in biblioteca. Sarà comunque un investimento. A lungo termine. E gli interessi (che tutto e tutti muovono) sicuramente riempiranno, o lasceranno piene, le vostre tasche e quelle di più o meno tutto il pianeta.

Si parla di un problema: mangiamo troppo, ma soprattutto trappa carne. L'autore prende in considerazione la società statunitense, ma mutatis mutandis possiamo estendere l'analisi a noi europei nello spazio e nel tempo (probabilmente fra pochi lustri) alle popolazioni asiatiche. Non diciamo però che gli asiatici saranno il vero problema perchè sono tantissimi...checcazzo! sono un insieme di uno come io e come noi e quindi...non sono la goccia che fa traboccare il vaso.
Perchè questo modo di alimentarsi è un problema? Per un sacco di motivi. 
Inquinamento ad esempio. Ti stanno in culo quelli che girano con il SUV perchè inquinano? Beh, dovresti starti in culo anche tu visto che l'allevamento intensivo di animali incide in maniera ancor più rilevante sulla produzione di anidride carbonica.
Disprezzi chi abbandona i cani, li picchia o peggio ancora se li mangia? Probabilmente non sai che polli, tacchini, bovini, pesci e maiali -che possono essere accomunati per intelligenza e comportamento ai cani- subiscono dall'allevamento intensivo molto, ma molto di più in fatto di crudeltà di quanto non soffra il povero meticcio che hai visto malmenare. 
Molti altri, oltre a questi motivi, sono presentati e ben argomentati con dati e statistiche dall'autore.
Se stai puntando il dito contro le solite multinazionali, i politici che le sostengono (e che da esse sono sostenuti, perchè si sa una mano lava l'altra...) o i manager che dai loro yacht quelle stesse etichette gestiscono continua pure a tenerlo puntato quel dito, ma spostati davanti ad uno specchio. Ora stai indicando la causa prima del casino che si sta compiendo in questi ultimi decenni. Certo non siamo la sola ed unica causa, ma la nostra scelta di mangiare così tanto cibo e carne ad un prezzo bassissimo non può che portare ad allevamenti di tipo intensivo che danneggiano per primi gli animali, poi l'ambiente e alla lunga la nostra salute.
Prezzo bassissimo se si considera soltanto quello che paghiamo alla cassa del supermercato. Tutte le problematiche collegate a quel rapporto quantità-prezzo andrebbe rivalutato al rialzo considerando quanto in futuro -non poi così ontano- si dovrà pagare per rimediare agli effetti collaterali di un'ingestione smodata di cibo di pessima qualità, anche solamente in termini ambientali.

La sofferenza inflitta agli animali è uno dei problemi più approfonditi dall'autore che racconta le angherie che sono costretti a sopportare nella vita (se così la si può definire) per diventare prodotto finito sul banco del supermercato.
L'autore non ci vuole tutti vegetariani, magari fondamentalisti che con passamontagna e torcia si insinuano di notte negli allevamenti per distrugger il sistema. Possiamo più semplicemente decidere di mangiare meno e in modo più attento.
La situazione italiana è parzialmente, sottolineo parzialmente, differente. Ho lavorato in un allevamento intensivo di capponi. Per chi non lo sapesse questi sono polli che vengono castrati al fine di avere una miglior quantità-qualità di carne e che solitamente si preparano per il pranzo di Natale... o la cena di capodanno...non so, non mi ricordo mai, ma può essere che si mangino in entrambe le occasioni. Posso assicurarvi che l'allevatore voleva bene a quegli animali più di molte persone che possiedono un animale domestico. Però sono pur sempre 20000 (ventimila) polli (o ex polli) che devono mangiar, bere, crescere, rimanere vivi con la finalità di raggiungere un certo profitto. Anche gli allevatori cercano di mettere assieme il pranzo con la cena e non c'è altro modo, forse (ed è un forse molto grande), se vogliamo mangiare così tanto a così poco.

Spero che a qualcuno sia venuta voglia di approfondire la cosa. Se volete vi racconto meglio la mia esperienza riguardo all'allevamento o per quel che concerne la produzione di frutta e verdura che pongono altri problemi che nel libro non sono accennati, ma che importano anch'essi.
Se pensate invece che sono solo una marea di cazzate non vi biasimo, forse avete ragione. Concludo allora con le ultime righe del libro, che sono le parole che insegnò all'autore la nonna che visse un periodo nei campi di concentramento:
"Se niente importa, non c'è niente da salvare".

martedì 15 giugno 2010

Georges Simenon - Tre camere a Manhattan

Musica - michel petrucciani, jim hall & wayne shorter - bimini (ascolta a tutto volume)


"Finalmente, Francois!".
E, subito dopo, da donna qual'era:
"Ma sei tutto bagnato..."

Combe attore francese di successo -attore di teatro siamo nel '46- si trova a New York da qualche tempo, dopo essere stato abbandonato dalla moglie.
Kay signora di origine ungherese ex moglie di un diplomatico, anche lei a New York.
Combe e Kay si incontrano. In un locale del Greenwich Village alle tre del mattino.
S'innamorano, forse dopo alcuni giorni vissuti assieme da perfetti amanti-sconosciuti o forse da subito proprio in quel locale.
Sperimentano l'amore. Intenso, disperato, senza senso, discontinuo, bugiardo, vero.

Lui alzò il braccio, un'automobile gialla accostò al marciapiede, e si ritrovarono, come migliaia di altre coppie a quell'ora, nella penombra tiepida dell'auto, con una miriade di luci multicolori che volteggiavano ai due lati della macchina.


Trovo le descrizioni di Simenon capaci di farti condividere la scena dei protagonisti come solo un dipinto di un grande artista può fare. Sei lì, dentro quel taxi, sul marciapiede di quella via, nel corridoio di quell'albergo e vedi i palazzi, percepisci l'odore pessimo dei locali abusivi di Manhattan, assaggi il whiskey e ascolti il ghiaccio tintinnare nel bicchiere, senti il freddo delle gocce che cadono all'improvviso sul cappello del passante.
Tra queste fotografie, in cui ti sembra di apparire sullo sfondo, prende forma la storia d'amore che travolge i due protagonisti nelle tre stanze che li ospitano. Entrambi attraverso i pensieri e i gesti mostrano quanto assurdo può essere il comportamento dell'essere umano innamorato. Il loro umore sale e scende come sulle montagne russe, il giro della morte è sempre dietro la curva e un niente lo può far imboccare o evitare allo stesso tempo.

Gli restava un ultimo residuo di angoscia, e se lo portava dentro passando da un isolato all'altro, in mezzo a quelle case -cubi di mattoni lungo i quali corrono scale in ferro da utilizzare in caso di incendio- in cui viene da chiedersi come faccia la gente ad avere il coraggio non tanto di vivere, il che è in fondo abbastanza facile, ma di morire.

La trama semplice è solo il filo del bucato al quale sono stese le più belle lenzuola che, mosse dal vento, raccontano l'incontro tra due persone tenute vicine da due mollette. Il finale: il vento ingrossa, le lenzuola sbattono, si liberano dalle mollette e se ne vanno punto, punto, punto

Andandosene, chiusero la porta a chiave.

venerdì 28 maggio 2010

Philippe Petit - Trattato di funambolismo

Musica - enzo jannacci - messico e nuvole (ascolta)


Trattato di Funambolismo mi ha colpito. All’inizio forse negativamente. Per colpa della forma: troppo diversa dal libro che mi sarei aspettato soprattutto perché troppo poche le pagine. Niente di più sbagliato. La prima impressione…devo controllarla.
Copertina: buona, bello stile, sobrio in linea con il contenuto. Dedica: al fratello dell’autore. Introduzione: interessante. Invoglia. Indice. Prefazione: di Paul Auster. Sommario: illustrativo. Anzi, direi, dopo aver letto il libro, che il sommario può riassumere lo spirito del libro. e dell’autore. Provate a pensare al titolo e a cosa può insegnare un funambolo e niente di meglio del sommario spiega cosa state per leggere.
Infatti: Definizioni p.31; Avvertimento p. 33; L’installazione del cavo p.34; I primi passi p.37; Le camminate p.41; La corsa p.43; La ricerca dell’immobilità p.45; Piedi nudi p.49; Il saluto del funambolo p.51; Gli esercizi p.54; Il lavoro senza bilanciere p.65; I grandi pali p.68; Solo sul filo p.73; L’allenamento p.75; Il riposo del funambolo p.77; La camminata della morte con gli occhi bendati p.81; Finzioni p.84; Lo spettacolo p.89; La prova p.92; La battaglia sul filo p.94; Il vento p.98; La caduta p.100; Le grandi traversate p.103; La perfezione p.107; La paura p.110.
Ecco cosa troverete illustrato nelle pagine seguenti il sommario. Illustrato sì, perché non sono spiegazioni da manuale per così dire ortodosse. Sono immagini, massime, avvertimenti, aforismi, sensazioni, immobilismo e velocità, salti e nuovamente immobilismo, paura e gioia, vento e natura, acqua e cielo. Tanto cielo. Cielo. Perché quello che ho capito è che il funambolo è l’unico uomo che riesce a volare. Il sogno di tutti realizzato da uno. Icaro che esce dai libri e sta sospeso a centinaia di metri o a pochi centimetri, ma consapevole di volare. Volare perché non ha niente attorno a se e il filo che lo sostiene non c’è, è troppo sottile e lo vede solo chi non è mai stato su quel filo.
Finito il Trattato si trovano nell’ordine: Principali performance sul filo: quanto ha fatto l’autore dal 1971. Filmografia: da cinema. Libri di Philippe Petit. Lezioni e workshop: sti cazzi…Progetti: le idee appena appena originali dell’autore. Piccola biblioteca funambolica: incredibile insieme di libri. Fa ridere a leggerla, ma qualche consiglio di lettura lo si può certo trovare. Note biografiche.
Ora. Immaginatevi sospesi in equilibrio su un solo piede in mezzo al cielo. Questo libro quel sogno di volare te lo fa assaporare…e poi non puoi, almeno per una volta, fingere nella tua stanza -chiudendo gli occhi- di stare in equilibrio. solo. in mezzo al cielo




“Possiedo la saggezza di colui che una volta è 
caduto; quando mi si dice che un funambolo 
s’è sfracellato al suolo rispondo: 
“Ha avuto ciò che si meritava”.”

domenica 23 maggio 2010

Bugaro Franzoso - Ragazze del Nordest

Musica - charlotte gainsbourg - time of the assassins (ascolta)





















Parlami di te.
Così prende forma questo libro: i due autori hanno riportato, trasformandoli in monologhi, quello che nove ragazze del Nordest hanno raccontato loro davanti ad un tavolo. "Parlami di te" è la domanda che dà il via  gli incontri e loro, dopo qualche imbarazzo, raccontano il nordest dal punto di vista...donna.
Storie dure, a volte incredibili, sicuramente mai banali da una zona d'Italia che come, descritto dalla terza di copertina, cambia più rapidamente di ogni altra. cambia sotto i nostri occhi troppo chiusi per capire che qualcosa si è rotto, piegato o forse solo modificato,ma irreversibilmente. Le ragazze non sono più lo specchietto del allodole per l'altra metà della popolazione. Non sono nemmeno l'esatto contrario di questo stereotipo maschile. Hanno una loro storia da creare. Una forza da dispiegare. Mille cazzate da provare. Errori da evitare, ma solo dopo averli commessi. Una durezza da far rabbrividire, che però si forma con il tempo e non è solo voglia di contrariare.
Fin da ragazza mi sono sentita una guastatrice. Mi divertiva fare le cose che non andavano fatte. 
Le vite delle ragazze-nordest sono spesso incrociate con quelle di mariti, fidanzati, padri, ex(fidanzati, mariti, amanti, amici, mariti per un giorno,...) e non ne esce un molto di proficuo. Non una relazione sana. Non un progetto condiviso. Non una crescita vissuta assieme e quindi, forse, "più" crescita.
Un quadro non molto promettente e se questa zona precorre, in un qualche modo, tutta la società non si vedono rosee prospettive.
Cosa sono i figli? Ponti sul tempo. In genere vengono percorsi nello stesso senso della vita, per accompagnare se stessi all'età adulta, alla vecchiaia. Qualche volta si sceglie la direzione opposta. Grazie ai figli si recupera il passato, la propria infanzia e la propria adolescenza, si cerca di ricostruite un mondo che, per ragioni diverse, all'improvviso è sprofondato nel nulla.
Un bel libro che senza giri di parole mette sul piatto quello che due autori hanno trovato da dire sulla generazione di ragazze di oggi, ragazze del Nordest. Ciò che mi è parso trasparisse dai racconti è il bisogno di sentirsi indipendenti senza però doverlo far pesare.
C'erano momenti, rari momenti, in cui niente poteva raggiungerla. La forza delle cose ti scagliava lontanissimo. Volavi in mezzo al cielo senza nessun ricordo, di nuovo capace di entusiasmo, indulgenza, abbandono.

domenica 9 maggio 2010

Roy Lewis - Il più grande uomo scimmia del Pleistocene

Musica - pearl jam - do the evolution (ascolta, ma sopratutto curati il video)

Terry Pratchett, nella prefazione, dice:
...questo è diventato un libro di culto. Ma non preoccupatevi. Ciò significa solo che è capitato in mano alla gente non grazie a  una massiccia pubblicità, ma per una felice combinazione, dando a ciascuno la calda, squisita sensazione di essere il solo a conoscerlo. In altre parole, è un buon libro di culto.
..e credo proprio di trovarmi in pieno accordo con lo scrittore. Nel suo piccolo, come direbbe Al (vedi, Gli amici del bar Margherita, 2009), è un gran bel libro, geniale per la trama, in cui vede l'uomo scimmia cosciente della necessità di evolversi, pur non avendo idea di come fare. La storia è molto semplice e ricca di richiami scientifici che magari qualcuno più formato dal punto di vista biologico evolutivo coglierà sicuramente meglio. Anyway, è davvero piacevole seguire gli spostamenti di questa famigliola di ominidi alle prese con la discesa dagli alberi e la conquista del fuoco senza una vera e propria presa di coscienza ma con il sentore che in effetti stanno andando dalla parte giusta per migliorare la loro qualità di vita e migliorarsi come specie. Da leggere!

- I tempi sono cambiati - disse papà. - O piuttosto, non sono cambiati, e questo è il guaio. Siamo più indietro di quanto credessi. Attardarsi come se fossimo contemporanei dello Hipparion non serve a niente. Non funziona. A questo modo, la specie ristagnerebbe, e sarebbe fatale. Abbiamo il fuoco, ma non siamo capaci di farlo; sappiamo procurarci la carne, ma passiamo metà del nostro tempo a masticarla; abbiamo le lance, ma la loro gittata non supera i 70 metri (...) No, no, figlioli miei; culturalmente siamo poco più evoluti del Pithecanthropus erectus, il quale, credete a me, ha il destino segnato. -

sabato 8 maggio 2010

Wu Ming - Altai

Musica - david bowie - ashes to ashes (ascolta)


Tutt'un altro tono rispetto al vecchio Q (sempre di Wu Ming, a quel tempo con lo pseudonimo di Luther Blisset) di cui vuole essere l'epilogo. Meno carico di impeto rivoluzionario e più semplice da seguire dimostra come la mente di un autore, o in questo caso di un collettivo, sia cosa estremamente dinamica. Il romanzo è ambientato nella Bisanzio del '500 in cui musulmani ed ebrei convivono tramando gli uni contro gli altri nei salotti importanti ed entrambi contro la Venezia mercantile e l'Europa della Santa Inquisizione. Non potendo non confrontarlo con Q, al quale non mancano riferimenti durante il romanzo, si può certamente dire che Altai è molto più leggero e facile da leggere - il che può essere un pro, ma anche un contra. Semplice e lineare vede sempre protagonista un unico personaggio seguito da una troupe di telecamere attraverso la strada che lo porterà da Venezia a Costantinopoli fino a Cipro. In questo caso però la linearità si rivela anche povera di stimoli per il lettore, rispetto al precedente romanzo che, più intricato, è sicuramente più accattivante. Poca emozione. Molto meglio il prologo. Leggetevi Q. Certo, se volete un romanzo storico meno impegnativo questo merita sicuramente. Giudizio complessivamente positivo.

- Non lo disapprovo affatto, - disse con la testa già posata sulla sacca. - Però, vedete, se voi desiderate prendere una lepre, che le diate la caccia con i cani o col falco, a piedi o a cavallo, resterà sempre una lepre. La libertà, invece, non rimane mai la stessa, cambia a seconda della caccia. E se addestrate dei cani a catturarla per voi, è facile che vi riportino una libertà da cani. -


sabato 1 maggio 2010

Philip Roth - L'Animale Morente

























Scavo psicologico di un professore universitario di lettere che ha oramai già visto passare la mezza età e con essa un matrimonio finito male, un figlio biologico ma non morale, una carriera piuttosto felice, un pianoforte ben suonato e molte, molte, donne di un'età via via inversamente proporzionale alla sua mentre questa avanzava. Poi un giorno lei. Lei, giovane studentessa di un corso che lui teneva. Giovane e bella. Molto. L'incontro dei due e la relazione raccontata nel passato con gli occhi del professore che oltre ad aver ammirato la sua bellezza ne sono stati letteralmente (scusate il gioco di parole) ammaliati. Gli stessi occhi che oltre ad aver ammirato si sono spaventati della propria condizione di vecchio senza più contatti empatico-animali con altri animali della specie Homo Sapiens Linneus. La prosa è quella di uno scrittore in odore di Nobel e (per evitare il cliché fastidioso e idiota di chi dice che non può giudicare vista la levatura...e cazzate varie) a me piace molto. Coinvolgente ed evocativo in certi passaggi del monologo interiore del protagonista, il racconto termina con il colpo di scena. Un finale con poche risposte, ma buone domande che conviene, forse, porsi prima di essere nella stessa condizione dell'animale morente.

venerdì 30 aprile 2010

Vitaliano Trevisan - Grotteschi Arabeschi
























Parto dal titolo: io lo cambierei in "Arabeschi Grotteschi". Perchè? Da "Lo Zingarelli": Arabesco 1 Decorazione tipica dell'arte islamica a motivi rigorosamente stilizzati disposti sul pian, con valore puramente lineare e grafico. 3 (est.) Insieme di linee capricciose, bizzarre e intricate. Grottesco Di ciò che è ridicolo per stranezza, bizzarria, deformità o goffaggine.
L'idea di un arabesco grottesco, a mio parere descrive meglio questi racconti dello scrittore veneto. Racconti monologhi di personaggi stilizzati e vicende deformi. Ben scritto, con forza. Non mi convince del tutto l'originalità delle storie che si viene delineando ascoltando il protagonista parlare. In almeno due casi, l'attore alle prese con una pubblica e malcelata critica del suo regista e il marito che tratteggia la sua oramai finita storia matrimoniale, vogliono creare un ribaltamento delle aspettative del lettore, senza riuscirci fino in fondo. Molto profonde invece le considerazioni e le analisi spietate di cui i protagonisti ci rendono partecipi. Riescono nel difficile compito di far ridere e riflettere amaramente sulle più varie situazioni della quotidianità. Ne va dato merito, ampio, allo scrittore. Azzeccata la copertina con le due foto del neonato sospeso nel vuoto mentre due mani li stanno per aspettare ( o forse lo hanno appena lanciato...).
Promosso quindi con riserva di legger un suo romanzo dove forse si possono gustare appieno il suo stile e una analisi più ampia dei personaggi.

Quella sua idea che la bellezza andasse castigata

...o piuttosto quel lezzo di lavanda e di mughetto e di violetta, che tanti bravi cristiani spargevano nell'aria recandosi a messa, mia sorella e la sua famiglia tra questi, comportamento che non deve sorprendere in questa parte di mondo, anche i maiali hanno imparato da tempo a farsi il segno della croce.

Tu devi andartene, dissi alla giovane attrice guardandola negli occhi, non pensare di andartene, ma andartene senza pensare. Il pensiero di andarsene è uno dei pensieri più statici che esistano, un pensiero pericoloso, paralizzante,...

domenica 18 aprile 2010

Enrico Alleva - La Mente Animale


GUARDATEVI IL VIDEO CONSIGLIATO

Quando leggi un libro cerchi sempre qualcosa. Se in questo, di Alleva, si cercano risposte alle problematiche quotidiane per mezzo del confronto con gli (altri) animali probabilmente rimarremo delusi. Questo è stato il mio errore e, in un primo momento, deluso lo sono stato. Ma avevo sbagliato ricerca. Difficilmente quindi riuscirò ad essere obiettivo in questo mia impressione-recensione sul libro. Non credo, d'altro canto, che l'obiettività sia l'azimut di una recensione, anzi penso sia l'opposto.Per prima cosa bisogna dire che non si tratta di un libro, ma di una raccolta di articoli pubblicati su giornali e riviste non scientifiche. Quindi trattando per lo più di etologia (studio del comportamento animale) sono articoli di carattere divulgativo. Articoli interessanti, molto ben scritti, eruditi direi, comprensibili anche ai non addetti, a volte divertenti, a volte sorprendenti. Come quando racconta dell'afide -invertebrato che infesta le rose in primavera- che si nutre della madre che lo sta generando; la pavona che si fa animale domestico per qualche periodo; il ratto che misura il tempo; la sofisticata strumentazione cerebrale dei pipistrelli specie tanto presente in numero e varietà quanto misconosciuta e disprezzata. Il libro racconta questi ed altri aneddoti documentandoli con l'indicazione degli studiosi che hanno fatto progressi nella particolare materia, ma senza avere una struttura unitaria che faccia da ponte tra un articolo e l'altro. Il libro però finisce insegnandomi che a volte l'importante è fare la ricerca giusta. Farsi la domanda giusta. Perchè la risposta o le risposte che cercavo presupponevano un'assioma tra i più sbagliati: l'uomo è superiore alle altre specie. Questa superiorità in realtà non esiste perchè come spiega l'autore l'evoluzione è un rovo intricatissimo del quale non si può dire quale sia il ramo che conduce con certezza ad una mora. Quindi la delusione iniziale si trasforma in piacere. Piacere di una nuova conoscenza acquisita tramite questi articoli. L'essere umano non è superiore.

Georges-Louis Leclerc, conte di Buffon [...] descrive la perfezione nell'animale dei "sensi che hanno relazione con l'appetito" (olfatto gusto) rispetto a un uomo che ormai abusa di un senso del gusto corrotto (trasformato "da un senso di piacere in strumento di gozzoviglia, che si soddisfa soltanto con ciò che lo stuzzica"), per cui non sa più distinguere "ciò che può contribuire a conservare la salute da ciò che può contribuire a farla perdere.

venerdì 9 aprile 2010

Descrizione di una cosa perduta, C. Simic

Musica - miles davis - when lights are low
Fonte - c. simic - club midnight






















Non ha mai avuto un nome
e neanche ricordo come l'ho trovata.
Me la portavo in tasca
come un bottone perduto
ma non era un bottone.

Film dell'orrore,
tavole calde aperte tutta la notte,
sale da biliardo
e bar bui
in vie lustre di pioggia.

Viveva un'esistenza silenziosa e discreta,
come un'ombra in un sogno,
un angelo su uno spillo
e poi svanì.
Gli anni passavano con il loro susseguirsi

di stazioni anonime,
finché qualcuno mi ha detto ci siamo!
E stupidamente
sono sceso su una banchina deserta,
nessuna città in vista.

martedì 2 marzo 2010

Erri De Luca - Il Peso della Farfalla

Musica - franco battaito - l'animale






















Selvatico. Questo racconto-libro parla ai sensi e cerca di risvegliarli attraverso un metodo tipicamente occidentale che adesso cercherò di spiegare. Un carattere tipico dell'occidente sembra quello di creare schemi logici che definiscono o cercano di definire, ciò che possiamo definire usando un'espressione ampia natura umana. Per fare un esempio possiamo dire che il concetto di gerarchia è nato con la cultura greca e che prima era totalmente sconosciuto. Risultato: si creano delle divisioni tra gli uomini che possono essere le più varie. Risultato immediatamente successivo: la gerarchia crea le classi e queste sono in relazione, anche solo potenziale, tra loro. Lo schiavo è non è un essere umano? Certo, ma almeno in potenza può riconoscere se stesso e ciò che è diverso da lui in una relazione di tipo negativo (del tipo: io non sono tutto quello che lui è). Però io sono pur qualcosa.
Per tornare al libro: è presentata la sfida tra l'uomo-cacciatore e il camoscio-re-della-montagna. L'animalità del camoscio e della fauna in generale, è totalmente altro rispetto a quella dell'uomo. I nostri sensi non sono paragonabili ai loro. Per noi tutto è filtrato dalla ragione. Questo è descritto molto bene e la sfida cacciatore-camoscio decreta la nostra ineluttabile sconfitta e la logica [sic.] manifesta inferiorità. Questa nostra mancanza congenita però, ci fa apprezzare da osservatori privilegiati la vita allo stato selvaggio, puro.
Anche di donne si cerca di raccontare. di una donna che entra nella vita del cacciatore o meglio, vi passa a fianco sfiorandola appena ma cambiandola del tutto. Come se l'uomo a contatto con l'altro sesso sia destinato a ritornare l'animale che ha dentro, fuori da ogni schema e da ogni spiegazione che lui cerchi di dare.

domenica 28 febbraio 2010

L'elefante scomparso - Haruki Murakami





Racconti. Non-genere letterario, ma piacevole modo d'incontrare uno scrittore. Piacevole, in primo luogo, alla lettura per il modo semplice, immediato e allo stesso tempo sbalorditivo con cui ti apre le porte di micro-mondi fantastici appena tratteggiati. In un racconto non si può certo scavare profondamente la psicologia di un paesaggio o descrivere compiutamente il tramonto di un personaggio. O il contrario. L'autore giapponese però sorprende per la facilità con cui avvicina il lettore alle sue creazioni anche soltanto presentandoci una piccola e non eclatante, ma ben identificabile fobia-mania-tic del protagonista. La fantasia che esce da questi racconti prende quasi alla sprovvista e sembra più reale che mai. Condito da citazioni musicali di primo livello e da altrettanto interessanti letture il libro si articola in 17 storie che pur non intrecciate, qualche addentellato, per ritrovare alcuni personaggi, lo danno. Una cosa sembra però da sottolineare. Questi racconti sono molto occidentali, perlomeno per i contenuti e la forma. Mi aspettavo di trovare un divario tra la forma del racconto di uno scrittore del sol levante e il nostro, ma mi sbagliavo. Poco male perchè a volte cercando una cosa e non trovandola se ne trova un altra, magari migliore. Cos'ho trovato? Uno scrittore molto bravo a disegnare le scene che prendono forma sotto i nostri occhi tra linee d'inchiostro nero su classico sfondo bianco. Direi che i suoi disegni sono in technicolor, vividi, perfettamente a fuoco, ma soprattutto riescono a spostare l'attenzione da una parte all'altra del quadro con velocità, precisione e senza nemmeno farti accorgere di spostare gli occhi. della mente.

lunedì 22 febbraio 2010

Wu ming 4 - stella del mattino

Caro Robert,

come sai gli addii non sono il mio forte. Quindi non prendertela, ti prego, per questa fuga clandestina. Ti lascio queste poche righe e il mio libro. Conservalo per il mio ritorno. E magari nel frattempo scegli un paio di capitoli da mandare a quell'editore americano di cui ti ho parlato. Offre una bella cifra per un'anticipazione, potrà servirti per gli affari del negozio. Non ti offendere, io non accetteri comunque quei soldi e tanto vale che questo fiume d'inchiostro sia utile a qualcuno. A me è servito per capire un paio di cose. All'inizio speravo che mettendo i dubbi e le incertezze sulla carta sarei riuscito a rielaborare il mio cammino, a convincermi di quanto sia stato giusto o sbagliato. Alla fine mi accorgo che il libro è l'argomentazione di uno che non ha mai visto le cose con chiarezza. Ma adesso penso che forse non è poi così importante. Vedere con chiarezza è un illusione, un effetto ottico. Perlopiù facciamo quello che facciamo in modo inconscio, alla cieca. Pretendere di decifrare alla cieca ciò che siamo serve a illuderci di dominare la strada percorsa. E' un esercizio di vanità. Le cose accadono. Noi possiamo solo fare del nostro meglio per restare in sella.

Tuo,

T. E. Lawrence



Già buttando un occhio al cast, la storia appare molto promettente, romanzo storico arricchito da biografie di grandi personaggi di inizio secolo quali J.R.R. Tolkien, Robert Graves o Lawrence d'Arabia. E gli incisi biografici dei protagonisti della storia, stampati sul risvolto di copertina non sono solamente cool, bensì essenziali per non perdersi nel labirinto di storie che si intrecciano nel libro. Come gli altri libri del collettivo (anche se questo ricordo che è un libro solista di uno dei componenti) non delude le aspettative. In questo caso però, rispetto a libri come Q, Manituana o 54, in Stella del mattino si predilige la psicologia dei personaggi, e in questo senso anche i dialoghi (i protagonisti sono tutti giovani reduci della grande guerra, con i loro vecchi sogni ed i loro incubi ricorrenti), alla storia delle azioni. Vale la pena di leggerlo? Sicuramente sì. Come tutti gli altri libri del collettivo, anche questo è scaricabile gratuitamente dal sito (sito fra l'altro molto completo e ben curato); in particolare, esiste anche un blog dedicato interamente a Stella del mattino che è www.wumingfoundation.com/italiano/stelladelmattino/


"Una boiata, proprio come Q" - Libero
(commento critico di Libero nei confronti di Altai, altro romanzo del collettivo. Sufficiente per avvicinare il lettore alle opere del collettivo)