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mercoledì 18 gennaio 2012

mezzanotte e... una torta di mele

Musica - m83 we own the sky (ascolta prima di ascoltare il mare)

Niente.
Tutto bianco, abbacinante, senza colori. Non un odore, non un sapore. 
Silenzio, da sempre, senza pause.
La pelle fredda non prova alcunché.
Si apre una porta. D'improvviso sento il rumore delle onde; guardo dentro e vedo l'azzurro del cielo che si specchia nell'acqua. 
Entro e l'odore del mare mi arriva dritto in fronte e il sapore del sale mi ha già seccato le labbra. Posso toccare l'acqua che il vento mi porta sulla faccia a piccoli spruzzi, emulsione di luce aria acqua sale sole.    Lei.

I primi passi e le orme sulla sabbia lo urlano chiaro. Prendo tempo, gioco con una conchiglia distratto e attento al ritmo del mare. Attento. distratto. distratto. attento. Ascolto le poche parole che escono a fatica dalla sua bocca, per capire dove va tutta questa acqua. Questo mare che mi piace parecchio senza sapere il motivo, forse perchè non riesco a conoscerlo. Pochi scambi di battute vaghi accompagnano il suono del vento tra gli scogli che affiorano. Tutto si confonde e sembra svanire con le impronte veloci e fitte di granchi dispersi dalla tempesta.

Sto per perdere di nuovo. Perdere?

Perchè quando vuoi tenere per te il mare devi evitare di commetter lo sbaglio più grande: cercare di prenderlo con la mano e stringerlo forte per imprigionarlo. Tenerlo lì con te. Ti accorgi che più stringi il pugno, più l'acqua scappa da ogni parte e soltanto il salmastro resta nel tuo palmo a ricordarti quanto bello poteva essere e invece non è stato. Puoi solo leccarlo per farlo sparire nella gola.
Nel mare ti puoi tutt'al più immergere. Se lo vuoi con te devi spogliarti e incamminarti contro le onde. Bagnarti.
Partendo dai piedi, passando alle gambe. Abbassi le mani per entrarci con le dita. Avanzi. La pancia e il petto fanno fatica ad accettare il freddo. Il cuore accelera e qualcosa ti dice, se ascolti. Alla fine il collo, la testa, i capelli e tutto. Solo allora il mare è con te. O meglio, tu sei con il mare.
Ti ci puoi buttare anche all'improvviso con una corsa alzando bene le ginocchia per arrivare prima possibile dove l'acqua è alta abbastanza per tuffarti. Senza pensare, d'un tratto, inventando una traiettoria. 

Il modo per starci lo puoi scegliere, forse. Ma non cercare di prenderlo. Il mare.

Amare è la più bella delle debolezze
E anche il modo peggiore di cadere 
all'infinito dall'alto di una muraglia 
Di perdere l'equilibrio quando si è 
appollaiati in cima ad una scala per 
cambiare 
una lampadina. 
Tahar Ben Lelloun, Cinquanta paradossi

martedì 21 dicembre 2010

il coniglio nero e la tenda rossa

Fotografia - gp - DSLR-A100 f 4/5 t1/125
Musica - slut - if I had a heart (ascolta mentre leggi o dopo se vuoi)


In questo periodo è caotico persino andare a pagare una bolletta. Figurarsi fare un trasloco. Però poi ti tocca e a me... è toccato. Mi son trasferito. ieri. e prendi questo e prendi quello, non dimenticare nulla, anche se sai che dimenticherai qualcosa -che poi è bello dimenticare le cose... così impari ad arrangiarti e devi inventare- appena giri l'angolo delle scale. Tra l'altro questo freddo non aiuta per niente, infatti la prima cosa che ho reso con me è stata la pelliccia, che non si sa mai.
arrivato, mi son sistemato e, subito, ho fatto quello che faccio sempre quando vado in un posto nuovo. MANGIO. niente di che, un po' di cereali e una carota -che voglia avrei di un biscotto!!- ma mi piace mangiare. Per me il pasto, l'azione e il contenuto sono ciò che ci fa animali. movimenti mai imparati, ma da sempre perfetti che mi riconciliano con tutto. C'è chi mi dice che non sono divertenti le cene, i pasti, il cibo...vabbeh io sto bene in quei momenti e star bene per me è divertente. Non deve esserlo per tutti, ma però provate a pensarci, quanti momenti avete vissuto mangiando?

dopo cena ho fatto un giro veloce per ambientarmi. mi sembrava di passare tra tante mani, amiche, mani sconosciute, grandi, lunghe, morbide, fragili, nodose senza capire bene chi o cosa stessero facendo. forse sognavo. ma l'odore che più mi piace sono sicuro di averlo annusato e lì ero sveglio. per qualche minuto soltanto. era forte, quasi familiare come con una sciarpa nera al collo. quello non l'ho sognato perchè ho sentito anche la bocca calda e fredda per il ferro.
mi son disteso a letto con la mia coperta, calda come la lana della pecora. pecora, la chiamo.

Di sicuro i nuovi vicini fanno casino. Non so, forse c'era una festa, volevo anche fare un salto, magari imbucarmi e conoscere qualcuno, ma ero stanco. i traslochi stancano.
svegliato bene, al caldo. Oltre ad aver fatto tardi i vicini non devono aver dormito tanto. questa mattina alle sette erano già svegli. io un po' meno, anche perchè mi è sembrato di sentire il mio odore preferito. il solito. strano, ho guardato subito fuori dalla mia stanza, ma nel sonno ho visto solo due calzini grigi, di lana, che veloci sparivano nel buio. con loro anche l'odore.
Che altro...ah già i vicini questa mattina sulle scale mi hanno invitato per cena... domani vi racconterò.

Ho fatto anche un'altro incontro...ma vi dirò meglio anche di questo.

venerdì 15 ottobre 2010

e adesso? box doccia? grazie di tutto

Musica -  antonello venditi - compagno di scuola (ascolta mentre leggi)
Fotografia - gp - aeroporto treviso



dal finestrino si vede un uomo che lava il cemento sotto i suoi piedi con un tubo dell'acqua che esce da un camion.
pulire le fughe delle piastrelle, sopra i fornelli, sporche di sugo di pomodoro di qualche pentola lasciata libera di esprimersi. forse un po' troppo libera...ma no dai!
Questi i due flash in cui ho realizzato che qualcosa è cambiato. Un'epifania. Non al momento dei saluti. Non al momento della stretta di mano di chi sta per prendere un aereo e andarsene per un po'. Lontano. Abbastanza da aereo, low cost. Non all'ultimo sguardo, quando ormai lontano mi giro per vedere che effetto fa, o non so perchè altro mi giro, ma sta di fatto che lo faccio. Sempre.
Epifania. Rivelazione, manifestazione che hai quando, da un particolare apparentemente insignificante, capisci qualcosa che avevi proprio lì sotto gli occhi e che, però, non avevi ancora messo a fuoco.
Torno a casa, sistemiamo le sedie e il tavolo, laviamo il soggiorno, puliamo il frigo, ordiniamo i cassetti, cambiamo la stanza...ma non è quello che fa la differenza, che fa strano. Che ti fa capire. Nemmeno la gita all'aeroporto con tanto di scale mobili, casino per il peso in eccesso dei bagagli e quell'aria rarefatta che si crea quando c'è diffidenza reciproca per tutte quelle facce mai viste con trolley al seguito.
La differenza la fa qualcosa che non sai spiegare. forse lo si può capire anche se non te lo spiegano. è una questione di sottofondo. la musica cambia, ma resta una melodia nella mente. ti piaceva quella melodia, quel ritmo. ti piace ancora e ti resta.




infine due messaggi...

G.: Learn To Fly, Foo Fighters
M.: e adesso? box doccia? grazie di tutto

giovedì 16 settembre 2010

dieci a mezzanotte

Musica - placebo - the never ending why (ascolta mentre guardi)
Fotografia - bw ospedale


Quest'estate sono finito ad ascoltare sei anziani signori rinchiusi in una stanza. D'ospedale. Avevo con me un blocco e una penna, oltre al solito libro. La sera avanzava e stavano per addormentarsi. Erano ben le nove, ma si sa che i ritmi da nosocomio sono un po' da manicomio... Deciso ad ascoltarli tra una battuta una partita dei mondiali alla radiolina, e un'infermiera con le flebo ho preso qualche appunto...
La to-se xe come i schei: chi li ga se li tiene!
[la tosse è come i soldi chi li ha se li tiene]
Gli altri ve li scrivo direttamente in italiano perchè...perchè
Toccato il fondo con i preti pedofili. Peggio degli animali. Ho sempre detto a mio figlio vai a messa, non andare al cinema che  preti non ti insegnano a fare del male. Invece...
Dalema ha distrutto i Bot e la povera gente. I Bot sono il risparmio della gente di una certa età.
Tassare e basta.
Un pezzo di pane  a tutti. Ma come? Il pane bisogna guadagnarselo anche. 
Se torna Pertini va a prendere Craxi dalla fossa e lo ammazza con le sue mani.
Se c'è scritto che la giustizia è uguale per tutti perchè chi ha i soldi si sceglie i migliori avvocati? Il vino bianco è bianco, il vino rosso è rosso.
Berlusconi è l'unico che mi dice qualcosa... Ha un carisma...non è stupido, sa difendersi, sa parlare. Calderone.

finito il tempo. un nuovo giorno. nuova notte.
buona

lunedì 5 luglio 2010

Taglierò i fili d'erba in diagonale

Musica - belle and sebastian - another sunny day (ascolta)


Per poter vendere le rose ai semafori oltre a procurarsi le rose stesse, il cellophane che le avvolge, l'acqua e lo spruzzino per tenerle in forma serve una certa pelle o meglio un certo colore della pelle che possa farti scambiare abbastanza agevolmente con un magrebino o tutt'al più un indiano, certo non per i lineamenti. Fondamentale avere un colore tendente al rosa-marrone-sporco-di-olio-per-auto-e-terra.
Al che ho pensato di fare il giardiniere. Ognuno ha le sue ambizioni, basta che siano sostenute da idee piuttosto geniali o che possono sembrarti tali. Tagliare siepi, cimare o sfoltire piante, trapiantare fiori, concimare orti e rasare prati. Di sole se ne prende un sacco e la pelle si prepara lentamente al cambio di professione. Mi sono affezionato all'erba, alle piante, al loro odore, forma e stile piuttosto libero e selvatico (...). In effetti sono nato in campagna e quello che ti manca prima o poi in vari modi, magari senza accorgertene te lo riprendi. E mi torna alla mente una scena di uno dei miei film preferiti: The Hours diretto da Stephen Daldry basato sul romanzo omonimo di Michael Cunningham vincitore del premio Pulitzer nel 1999. Meryl Streep, Julianne Moore e Nicole Kidman interpretano tre donne che vivono in tre periodi differenti e che sono alle prese con i preparativi di una festa. Per la Kidman, che interpreta Virginia Woolf, la festa sta prendendo forma soltanto nella sua mente, visto che sta dando vita al suo più famoso romanzo, Mrs Dalloway. La scena mostra una Streep raggiante entrare in una fioreria stupenda con soppalco e una distesa multicolore di fiori sopra ogni dove, in una via del centro di New York. Luogo veramente spettacolare, magico. Vasi di latta contengono i più bei fiori, i più vari e sicuramente i più profumati di tutta la città data l'espressione dell'attrice, che entra saluta, spiega le sue intenzioni riguardo agli addobbi per la festa e prende la via dell'uscita. Prima però si ferma un attimo, resta ferma a guardare e raccoglie un fascio di fiori da giardino coloratissimi. 
Mrs. Dalloway said she would buy the flowers herself
Quella scena, quel sorriso, quel profumo, quei fiori li trovi anche nei giardini che vai a pettinare, quando il vento rovescia le foglie degli alberi mostrandone l'argento. Foglie avviticchiate che fischiano sotto il sole di un cielo azzurro. 
Lì capisci che taglierai i fili d'erba in diagonale. Perchè così va fatto! 
Basta con il solito orizzontale. Ci si metterà più tempo, certo, ma anche la pelle ne guadagnerà. Potrò andare a confondermi con chi vende le rose ai semafori, tanto l'espressione sarà quella più felice. Comunque.
Potrebbe per questo rivelarsi un problema il continuo togliere semafori e sostituirli con rotonde giganti, veloci, meccanicamente percorse senza sosta. Se ne guadagna in sicurezza e fluidità del traffico? Può essere...ma la felicità del tagliare i fili in diagonale? il passare al commercio di rose? l'alternarsi di luci rosse, arancioni e verdi? l'aspettare il via, fermi all'incrocio, dopo una notte lunga con la persona giusta al fianco? la lentezza? vogliamo trascurarle? Il futurismo è passato qualche tempo fa da queste parti, ma ora...



























giovedì 24 giugno 2010

Antony and the Jonhsons - Kiss my name

Musica - antony and the jonhsons - kiss my name (ascolta)
Fotografia - metthew alan - il bacio


Kiss my name, cosa significa? Bacia il mio nome. Sì, e poi? 
Può voler dire bacia il mio nome dopo che l'hai appena pronunciato e si è già allontanato dalle labbra oppure pronuncia il mio nome mentre lo baci. Per me è migliore la seconda. Proprio nel momento intenso che si viene a creare quando le lettere prendono forma dal muoversi deciso della lingua, il suo batter sui denti e sul palato, le corde vocali che vibrano impercettibilmente assieme a tutto il corpo succede qualcosa di magico. Il suono prende forma nella gola, nel petto, a volte arriva dal fondo dello stomaco quando magari quel nome non l'hai ancora del tutto digerito. 
I suoni superano i denti, scivolano sulle labbra e le sfiorano per perdersi tutt'intorno. 
Ecco. Mentre tutto questo avviene... e l'aria spostandosi disegna la figura che il nome ha evocato alla mente: bacia questa figura. Bacia il mio nome. Mio solo perchè tu l'hai pronunciato.

venerdì 18 giugno 2010

Se vedi il caldo del sole

Musica - charlotte gainsbourg - in the end (ascolta)
Fotografia - anonimo - charlotte gainsbourg


Gli occhi, qualche volta, sentono il calore che ci arriva dal sole più di quanto lo senta la nostra pelle. Quello che vedi ti arriva, prima e meglio, dentro e ti scalda. E per dentro intendo che la sensazione di tepore ti arriva, si ferma e ci resta.
Il sole d’inverno è qualcosa di magico, una benedizione. Ma se ti trovi a camminare in città, meglio, in una città di memoria medioevale dove le vie sono strette e le case, fianco a fianco, non sono troppo alte, ti accorgi che il sole anche nelle ore centrali non illumina mai perpendicolarmente. Arriva sempre obliquo, dal fianco destro. O sinistro, se ti giri. Così, subito dopo, ti accorgi che solo un lato della via è illuminato. E lo scegli. Lo scegli per scaldarti. Se poi nello stesso inverno stai aspettando qualcuno e non hai fretta decidi di fermarti lì e stamparti un po’ di quel sole in faccia.
Qui entra in gioco quello che vedi.
E’ difficile da spiegare. Però le cose difficili, se preannunciate come tali, si riescono a capire più facilmente. Perché coscientemente ci si mette quel più di attenzione per dimostrare a se stessi e agli altri che ci si è arrivati. è un po’ il fine di ogni dialogo. e attraverso il dialogo si arriva alla conoscenza.
Quindi :        cerco di raccontare un’immagine difficile.
Sei lì, fermo. Devi decidere dove stare per goderti quel po’ di benedizione che ti arriva dal cielo. Inevitabilmente guardi a terra. Vedi tra i ciottoli, che si ripetono uguali, una zona illuminata. Un rettangolo illuminato. Uno spazio che possa contenere la tua figura.
Trovato.
Ti ci sposti dentro. AHHH….ti godi il sole che ti scalda i muscoli del viso rattrappiti dal freddo. Hai trovato quello che cercavi.
Se ci pensi un secondo però capisci che quello che andavi cercando lo hai trovato con gli occhi. Quel rettangolo di ciottoli illuminati dove ora hai i piedi.
Ecco. Proprio ora ti accorgi che i tuoi occhi, quelli che ti accompagnano da una vita, ti stanno fregando. Capisci che anche la tua vista vuole un po’ di quel calore che non può avere direttamente, ma solo di riflesso.
Puoi anche spostarti da quel rettangolo di luce illuminato, sui ciottoli illuminati dove hai i piedi. Puoi mettere gli stessi piedi un po’ più in la. Dove la strada non è illuminata ti scaldi comunque, i raggi ti arrivano lo stesso al volto. Il tuo corpo è comunque tutto illuminato tranne magari i piedi e le gambe fino alle ginocchia. Il sole infatti è obliquo. È inverno.
Lo so. Però….
Però vuoi mettere stare su quel cazzo di rettangolo giallo che sta li a terra? Lì anche gli occhi capiscono che c’è il caldo.
E forse è più caldo.

giovedì 10 giugno 2010

Imparare a correre

Musica - bob dylan - can't help falling in love (elvis cover)
Fotografia - stefano de luigi for Le Monde magazine

Stazione. urla di freni. mano destra fissa in mezzo al manubrio. borsa a tracolla con l'occorrente per la corsa e per la doccia. cigola per il peso e gli strattoni. berretto ben calato sulla fronte. fa freddo. mano sinistra sull'elastico-senza-laccio dei pantaloni della tuta. che cercano di sfilarsi ad ogni passo per il peso di quello che c'è in tasca. guanti. guardo per terra e vedo il marciapiedi sobbalzare. bob dylan negli orecchi. Can't help falling in love. controllo le punte delle scarpe. si alzano. piede a martello. 


Wise men say only fools rush in
But I can’t help falling in love with you
Shall I stay
Would it be a sin
If I can’t help falling in love with you



sto correndo con la bici al fianco e la ruota dietro inesorabilmente  a terra. non la guardo, troppo a terra. supero i pedoni a zigzag. non posso arrivare in ritardo. non voglio, mi stanno aspettando al campo per le prove. inizio a sudare sotto il peso della tracolla. e la giacca. via i guanti.


Shall I stay
Would it be a sin
If I can’t help falling in love with you



chi incrocio mi guarda. chi divertito. chi stupito. chi spaventato perchè stava ascoltando musica come me e non mi ha sentito arrivare. continuo a correre. piano, ma a correre.  anche il berretto se ne va in tasca. semaforo rosso. prendo fiato. penso


Like a river flows surely to the sea
Darling so it goes
Some things are meant to be
Take my hand, take my whole life too
For I can’t help falling in love with you



che sfiga però. bucare a metà strada quando mancano ancora due chilometri e mezzo. no dai! non bisogna pensarla così. bisogna. verde. bisogna ripartire . pensare che può essere un’opportunità (oltre ai soldi spesi in camera d’aria nuova). proprio bella questa cover. di corsa ancora. anche le ginocchia si alzano. le auto corrono alla mai sinistra in un andirivieni di luci rosse e bianche. le uniche che si muovono. fermi i neon dei negozi. fermi i lampioni. ferme le finestre di cucine-illuminate-e-pronte-per-la-cena. ferme anche se tutto sobbalza. altro semaforo. altro rosso. penso. scatto una foto al distributore per Stefano(leggi prezzibenzina.it). verde. via. riporto all’inizio la canzone. e lì, tra poco c’è…l’arrivo. voglio riascoltarla. sono quasi arrivato. cerco gli ultimi passi di corsa. ho capito qualcosa in più  sulla corsa. anche quella goffa con guanti, borsa a tracolla, pantaloni-che-scendono, giacca pesante, semafori e pedoni-birilli da schivare. sorrido. e mentre sorrido e corro gli ultimi passi, incrocio gli occhi e i capelli lunghi di una ragazza in piedi sul tram che quel sorriso me lo rimanda.


Like a river flows surely to the sea
Darling so it goes
Some things are meant to be
Take my hand, take my whole life too
For I can’t help falling in love with you

mercoledì 2 giugno 2010

Conoscersi

Musica - johnny cash - i walk the line (ascolta)

Fotografia - sigrid verbert - pavé au chocolat


Due persone che si incontrano. Cos'è? 
E' la carta di un cioccolatino. Quelle colorate e di alluminio. Da nuova è perfettamente piatta, stirata, lucida, con le scritte ben visibili, i bordi perfettamente tagliati e allineati, senza alcuna macchia nè all'interno ne all'esterno. Poi inevitabilmente si mangia il cioccolatino e quindi lo si scarta. Beninteso, prima lo si scarta. 
La cartina finisce sempre appallottolata, una pallina imperfetta che il pollice e l'indice si divertono per qualche secondo a rigirare velocemente. 
La cosa più bella e più strana la si nota quando si cerca di ridistendere quella piccola carta. Certo, può sembrare un vezzo da vertigine dell'ordine, ma tant'è. Per quanto provi a lisciarla, usare le unghie, aiutarti magari con un piano liscio...beh quel piccolo pezzo di alluminio non torna più come prima. Qualche bordo si sarà strappato o sarà comunque irregolare. Ci saranno forse macchie di cioccolato. Parte di quell'alluminio se ne sarà andata. Insomma, sembrerà molto peggio di quanto non fosse prima, quando la bocca non aveva ancora quel sapore intenso di cioccolato. 
Provate però, per un attimo, a metter quella stessa cartina consunta sotto una fonte di luce. Guardate come quella luce sia riflessa in mille direzioni e mille toni. 

Ecco cos'è! Capacità di riflettere totalmente nuova.

venerdì 28 maggio 2010

Philippe Petit - Trattato di funambolismo

Musica - enzo jannacci - messico e nuvole (ascolta)


Trattato di Funambolismo mi ha colpito. All’inizio forse negativamente. Per colpa della forma: troppo diversa dal libro che mi sarei aspettato soprattutto perché troppo poche le pagine. Niente di più sbagliato. La prima impressione…devo controllarla.
Copertina: buona, bello stile, sobrio in linea con il contenuto. Dedica: al fratello dell’autore. Introduzione: interessante. Invoglia. Indice. Prefazione: di Paul Auster. Sommario: illustrativo. Anzi, direi, dopo aver letto il libro, che il sommario può riassumere lo spirito del libro. e dell’autore. Provate a pensare al titolo e a cosa può insegnare un funambolo e niente di meglio del sommario spiega cosa state per leggere.
Infatti: Definizioni p.31; Avvertimento p. 33; L’installazione del cavo p.34; I primi passi p.37; Le camminate p.41; La corsa p.43; La ricerca dell’immobilità p.45; Piedi nudi p.49; Il saluto del funambolo p.51; Gli esercizi p.54; Il lavoro senza bilanciere p.65; I grandi pali p.68; Solo sul filo p.73; L’allenamento p.75; Il riposo del funambolo p.77; La camminata della morte con gli occhi bendati p.81; Finzioni p.84; Lo spettacolo p.89; La prova p.92; La battaglia sul filo p.94; Il vento p.98; La caduta p.100; Le grandi traversate p.103; La perfezione p.107; La paura p.110.
Ecco cosa troverete illustrato nelle pagine seguenti il sommario. Illustrato sì, perché non sono spiegazioni da manuale per così dire ortodosse. Sono immagini, massime, avvertimenti, aforismi, sensazioni, immobilismo e velocità, salti e nuovamente immobilismo, paura e gioia, vento e natura, acqua e cielo. Tanto cielo. Cielo. Perché quello che ho capito è che il funambolo è l’unico uomo che riesce a volare. Il sogno di tutti realizzato da uno. Icaro che esce dai libri e sta sospeso a centinaia di metri o a pochi centimetri, ma consapevole di volare. Volare perché non ha niente attorno a se e il filo che lo sostiene non c’è, è troppo sottile e lo vede solo chi non è mai stato su quel filo.
Finito il Trattato si trovano nell’ordine: Principali performance sul filo: quanto ha fatto l’autore dal 1971. Filmografia: da cinema. Libri di Philippe Petit. Lezioni e workshop: sti cazzi…Progetti: le idee appena appena originali dell’autore. Piccola biblioteca funambolica: incredibile insieme di libri. Fa ridere a leggerla, ma qualche consiglio di lettura lo si può certo trovare. Note biografiche.
Ora. Immaginatevi sospesi in equilibrio su un solo piede in mezzo al cielo. Questo libro quel sogno di volare te lo fa assaporare…e poi non puoi, almeno per una volta, fingere nella tua stanza -chiudendo gli occhi- di stare in equilibrio. solo. in mezzo al cielo




“Possiedo la saggezza di colui che una volta è 
caduto; quando mi si dice che un funambolo 
s’è sfracellato al suolo rispondo: 
“Ha avuto ciò che si meritava”.”

martedì 25 maggio 2010

Esaminàti a Padova

Musica - baustelle - gli spietati (ascolta)
Fotografia - sconosciuto




6.50 del mattino. Freddo in questo maggio ormai al giro di boa. Centro prelievi via San Massimo. Chissà se è facile da trovare. Il grumo di trenta persone -all'esterno di un piccolo cancello incorniciato da un muro grigio di due metri, macchiato ogni tanto di verde dall'edera- suggerisce che sì, è abbastanza facile da trovare...
anche se il freddo e le poche ore di sonno imbradipiscono i sensi e il cervello. Mi metto in pseudo-fila. Solita scena di gente che finge di non aver fretta, ma muovendosi a piccoli passi con fare ochesco inizia a spintonare, non appena il cancello viene aperto, per arrivare primi alla linea di partenza. Partiti! Scatto da velocisti puri. Tutti vogliono il biglietto-con-numero simil-macelleria. Biglietto trofeo da tenere ben stretto e conservare per i posteri. Resto calmo. Lascio sfilare due anziani esperti nel corpo a corpo tipico della competizione. Bisogna pur mantenere una certa dignità, penso. Mi si affaccia alla memoria una scena confusa descritta da E. Wiesel ne La Notte. Il protagonista sta salendo sul treno per Auschwi... (...non riesco mai a ricordare come si scrive. Grave. Chiediamo a google, ecco) Auschwitz. L'immagine davanti agli occhi rimanda all'assembramento descritto dallo scrittore rumeno e in un rigurgito di fastidio decido che mantenere una certa dignità in queste situazioni non solo è preferibile, ma diventa un obbligo sociale. Dovere eticamente auto-imposto. Dignità a livello animale.
Mentre questi pensieri si accavallano tra gli orecchi vengo superato da una decina di persone. Signora in avanzato stato di gravidanza (doveroso); senegalese con moglie e bambino addormentato-tra-le-braccia-della-madre al seguito; anziano con berretto pesantemente calato sulla fronte e occhiali fumè che gli cavalcano il volto (certo la velocità del sorpasso può dar fastidio agli occhi); ragazza latinoamericana con lattina di coca in pugno (e questo è doping!!), gonna alla caviglia verde ramarro-fluo, piumino smanicato nero e braccia, parecchio grasse, nude con vera pelle d'oca (un must); manager di mezz'età dall'aria distinta con ventiquattrore sfasciata in pelle marrone; signora "molto padovana" per la quale è inutile ogni descrizione se siete di queste parti (altrimenti consiglio "Ragazze del Nordest" di Bugaro- Franzoso).
Ahimè ora sono fatalmente in coda al gruppo...beh, almeno sfrutterò la loro scia come in bicicletta quando ti tagliano l'aria! Prendo il numero pigiando lo schermo touch screen e prego perchè sia un cardinale inferiore al migliaio. Leggo. Ventotto.Sì, 28. Proprio così! Non andata poi così male, penso. (pensiero "subito dopo") Magari non vuol dire nulla e dovrò aspettare comunque parecchie ore per i ventisette che mi precedono. Per fortuna mi soccorre la memoria che sposta la mia mente dentro lo zaino e, senza guardare, scovo il mio libro -coperta di linus che con la una mela croccante può farmi superare con bastante serenità la maggior parte delle situazioni di perdurante attesa- e sorrido. Mi preparo alla lettura. Cerco una sedia. Mi siedo. Leggo.
La sala d'attesa inizia a scaldarsi. I pazienti poco-pazienti iniziano a ronzare per lo stanzone tra le colonne bianche, calpestando il linoleum blu chiaro e spostando di continuo lo sguardo con aria persa. Dopo pochi minuti una voce femminile e metallica inizia a chiamare i numeri con un tono tipicamente catatonico e vagamente psichedelico.

...

Trascorsa un'ora tra una saletta, una stanza con lettini e uno sportello elettronico per i pagamenti mi ritrovo fuori dal cancello con la mano destra a stringere il cotone sul braccio sinistro e la mano sinistra che tiene stretto, ma non troppo, la ricevuta dell'avvenuto pagamento. Ah... l'efficienza veneta. Mi lascia anche il tempo di una colazione con mela prima che l'aula studio apra l'ingresso. La sanità funziona, almeno qui a Padova. Mentre la sanità mentale di molte persone abbisogna di altre valutazioni e analisi sul campo prima di un responso definitivo...certo, oggi non ha guadagnato molti punti.

venerdì 21 maggio 2010

Retroguardie

Musica  - baustelle - il liberismo ha i giorni contati (ascolta)


















per questo le avanguardie erano ok
almeno fino al sessantasei

Confusione------voglia di fare qualcosa di manuale, fisico. la speranza, pur minima, venuta meno lascia un vuoto nel suolo che si allarga e ai cui bordi cerchi di aggrapparti per non precipitare.
nel baratro. buio.
il buio che sei e che in un certo senso sai essere la tua parte più interiore.
mentre il vento ti soffia contro il viso spingendoti verso il precipizio e sferzandoti le guance, la fronte, il naso con una sabbia sottile e fredda come la neve di chissà quale deserto lontano.
Gli occhi si stringono per non rimanere accecati e stringendoti mettono a fuoco quello che c'è di fronte: il futuro. il fottuto futuro. che non riesci a mettere a fuoco, a capire, ma che dovrebbe servire a costruire concreti progetti di vita.
conviene cercare l'affetto e l'amore di chi ti vuole bene senza prezzo. senza imposta sul valore aggiunto. che non hai aggiunto niente per meritartelo quel bene, ma visto che ci sei nato dentro per sempre durerà. un piranha nero e parecchio incazzato ti dice di svegliarti. 

che a mangiare cinque volte al giorno e lamentarsi.
che a stare una sera  in allegria attorno ad un tavolo con i tuoi amici e lamentarsi. 
che a godere per il cielo azzurro e lamentarsi.
che a provare i brividi fin sulle ginocchia per la sinfonia n. 3 in fa maggiore op. 90 di J. Brahms e lamentarsi.
che a svegliarsi al mattino senza dover pensare se sei ancora vivo e lamentarsi.
beh...sei un po' blasfemo.   

giovedì 13 maggio 2010

Dove cazzo sta la Tracia?

Musica - audioslave - like a stone (ascolta)
Fotografia - tiziana rinaldi - mattini

La portata di una scoperta su cosa la si può valutare? Utilità? Per gli americani -quelli sopra il Messico per lo meno- sicuramente è l'utilità che conta. Qualche altro metro di valutazione lo si può trovare sicuramente. Che so...la bellezza? L'estasi provocata dalla scoperta? Le vite salvate?...forse però rientra nel campo dell'utilità. Quindi atteniamoci a questa. Io penso che la scrittura sia di gran lunga una delle scoperte "più". Più utile o più quello che volete. Dagli egizi, ai babilonesi arrivando ai greci. Migliaia di anni per un prodotto, mi si conceda, che ha cambiato...beh ha cambiato molto. Banalità? Ecco cosa diceva D.F. Wallace a proposito di una banalità.
Detta così sembrerà una banalità bella e buona, ma il fatto è che nelle trincee quotidiane dell'esistenza da adulti le banalità belle e buone possono diventare questione di vita o di morte, ed è su questo che vorrei soffermarmi in questa splendida mattinata tersa.

E non è stata nemmeno la prima forma di tecnica. Gli studiosi ritengono che la prima volta che l'uomo ha usato la scienza per creare una tecnica -creare nel senso non esistentivo- sia stato per la parola. O meglio, per il linguaggio. Però la scrittura mi colpisce di più. Perchè vince la sfida spazio tempo. Perchè come diceva Pavese: "è bello scrivere perchè riunisce le due gioie: "parlare da solo e parlare ad una folla".
Perchè trascende ogni finalità economico assistenziale pur essendo la base, in senso lato, di ogni ricchezza. Per altri mille motivi che saranno stati analizzati in altrettanti saggi ben fatti, ben documentati e ben argomentati. Ma non è questo il punto. Il punto è che la scrittura è uno dei pochi prodotti umani che non ha quasi bisogno del suo produttore. Quasi. Già, perchè anche se un popolo si è spento la scrittura che ci ha lasciato continua a vivere, può essere interpretata e può dirci molte cose. Nuove. Capita. Mi viene in mente un'immagine: l'universale. Ok non è molto chiara come immagine...però vuoi metter poter scrivere: ma dove cazzo sta la Tracia?
Si attendono risposte...

martedì 4 maggio 2010

Età della nostra cultura

Fotografia - tatiana kourohkina



















Storicamente ed evolutivamente l'età della nostra cultura è l'adolescenza. Lo spiega bene D. F. Wallace, ma lo fa, suo malgrado, in modo molto intelligente. O meglio, lo fa in modo poco convincente per una cultura adolescente. Cerco di renderlo più chiaro con un esempio. Ok! una delle cose che ho imparato e di cui sono un fanatico sostenitore è che non si possa definire un concetto con gli esempi. Perchè? Ad esempio (ouch!!!) se uno vi chiedesse che cos'è la bicicletta e voi rispondeste: "ad esempio quando si pedala", creereste una confusione totale nella mente di chi vi ascolta, per quel che riguarda l'oggetto bicicletta. Voglio dire: anche sul pedalò si pedala ( da cui il nome.credo), ma vi sfido a fare un bel giro in campagna con il pedalò. Per cui è sempre meglio definire un concetto senza ricorrere agli esempi, magari usandoli solo in un secondo momento per rafforzare il proprio enunciato.
Ciò non ostante uso un esempio per far capire il mio punto di vista sull'età della nostra cultura.
Musica. Musica classica: roba da vecchi, o da sfigati, o da snob et cetera. Perchè? Perchè sì dai, la musica classica non dà quelle emozioni forti che si cercano oggi. Forti e immediate. Comunque è fuori dal tempo.Anche la classica contemporanea è...è fuori tempo in tutti i sensi. Non si riesce a capire, non entra in testa. Stona e non è in sintonia con noi, oltre al fatto che si può riassumere con: è troppo difficile.
Però...
Però provate a pensare per un attimo a questo: i boxer, gli slip, i reggiseni e tutto quello che si può, con buona approssimazione, definire "intimo". Uno non ci si fa caso magari, ma se leggi l'etichetta del tuo intimo o anche solo avvicini il tessuto agli occhi scopri che è una trama complicatissima che presenta fibre naturali, magari cotone, fili sintetici trasparenti ed elastici che fai fatica definire. In ogni caso un bel groviglio di vari filati che può addirittura, se uno ci pensa, spaventare. Ma come cavolo avranno fatto? Non bisogna dare tutto per scontato. Di solito poi indossi il capo...e capisci. Capisci molte cose. Ahhh...che bene che si sta. Giusto sostegno, di qualunque cosa sia: culi, tette, palle, uccelli. Senza opprimere, ben aderente, fresco d'estate, caldo d'inverno, traspirante, bla bla bla. Eppure sono difficili da fare. E gli anni di studi, e le ricerche, e prova i materiali, e trova i materiali...insomma un sacco di casini.
Stessa cosa con la musica. Non solo quella classica ovviamente! ci mancherebbe.
E' difficile dicono. Però se con un bel po' di sforzo mote persone con un cervello simile al nostro -magari più sviluppato per certi aspetti- sono arrivate a quel prodotto, forse vale la pena di non liquidare la questione con un superficiale non mi piace. Vale la pena abbandonare lo status di adolescente che-sogna-la-spensieratezza-infantile-ma-non-vuole-darlo-a-vedere ascoltando musica-jingle da quattro soldi (ben spesi dai pubblicitari ed esperti di marketing) e 30 secondi per pensarla. Fare lo sforzo di provare quelle cavolo di mutande di cui si sente ogni tanto parlare e che, credetemi, qualche emozione la sanno dare.
L'adolescente deve comunque avere qualche bagliore di maturità condita da sforzo mentale, inframezzata alle sue sbornie di faccio-tutto-senza-sforzo. Io (sì anch'io sono adolescente come tutti) ci ho provato con il mio consiglio musicale. Provate anche voi...è sempre esperienza. Esperienza che magari potrete chiamare errori come consigliava O. Wilde.