domenica 30 maggio 2010

DESY

Fotografia - marco p. - interno di una x-ray station
Musica - liquido - parkdrive 31 (ascolta)




Il Deutsches Elektronen-Synchrotron (DESY) di Amburgo è uno dei più quotati centri di ricerca per la biologia strutturale x-ray based (cristallografia e small angle x-ray scattering) in Europa. Wikipedia spiega che un sincrotrone è un acceleratore di particelle che può essere indirizzato alla collisione delle medesime (come il Large Hydron Collider del CERN di Ginevra) o alla produzione di radiazione elettromagnetica (come nel nostro caso). Questa radiazione esce dalla tangente del sincrotrone (a struttura circolare) e viene utilizzata all'interno di stazioni di lavoro. Attraverso l'analisi della deviazione di raggi-x che irradiano un campione biologico è possibile definire la struttura del campione analizzato (si parla ovviamente di strutture troppo piccole anche per le migliori tecniche di microscopia). 
La fotografia accanto è di una planimetria dell'hangar in cui sono contenute le stazioni sperimentali. Come si può notare sono disposte (in chiaro) in modo tale da ricevere i raggi che escono tangenti alla curva dell'acceleratore (in nero). Nel video invece un dettaglio del container in cui effettivamente vengono fatte le misurazioni. Il campione viene posto all'interno della campana di vetro (rimossa durante il video); usciti gli operatori dal container, il flusso viene attivato e i raggi-x irradiano il campione. In tempo reale, il loro spettro di diffrazione (ovvero come le onde elettromagnetiche vengono deviate dagli atomi del campione) viene ricevuto e trasmesso ad una stazione di analisi posta all'esterno della stazione. Buon video...


venerdì 28 maggio 2010

Philippe Petit - Trattato di funambolismo

Musica - enzo jannacci - messico e nuvole (ascolta)


Trattato di Funambolismo mi ha colpito. All’inizio forse negativamente. Per colpa della forma: troppo diversa dal libro che mi sarei aspettato soprattutto perché troppo poche le pagine. Niente di più sbagliato. La prima impressione…devo controllarla.
Copertina: buona, bello stile, sobrio in linea con il contenuto. Dedica: al fratello dell’autore. Introduzione: interessante. Invoglia. Indice. Prefazione: di Paul Auster. Sommario: illustrativo. Anzi, direi, dopo aver letto il libro, che il sommario può riassumere lo spirito del libro. e dell’autore. Provate a pensare al titolo e a cosa può insegnare un funambolo e niente di meglio del sommario spiega cosa state per leggere.
Infatti: Definizioni p.31; Avvertimento p. 33; L’installazione del cavo p.34; I primi passi p.37; Le camminate p.41; La corsa p.43; La ricerca dell’immobilità p.45; Piedi nudi p.49; Il saluto del funambolo p.51; Gli esercizi p.54; Il lavoro senza bilanciere p.65; I grandi pali p.68; Solo sul filo p.73; L’allenamento p.75; Il riposo del funambolo p.77; La camminata della morte con gli occhi bendati p.81; Finzioni p.84; Lo spettacolo p.89; La prova p.92; La battaglia sul filo p.94; Il vento p.98; La caduta p.100; Le grandi traversate p.103; La perfezione p.107; La paura p.110.
Ecco cosa troverete illustrato nelle pagine seguenti il sommario. Illustrato sì, perché non sono spiegazioni da manuale per così dire ortodosse. Sono immagini, massime, avvertimenti, aforismi, sensazioni, immobilismo e velocità, salti e nuovamente immobilismo, paura e gioia, vento e natura, acqua e cielo. Tanto cielo. Cielo. Perché quello che ho capito è che il funambolo è l’unico uomo che riesce a volare. Il sogno di tutti realizzato da uno. Icaro che esce dai libri e sta sospeso a centinaia di metri o a pochi centimetri, ma consapevole di volare. Volare perché non ha niente attorno a se e il filo che lo sostiene non c’è, è troppo sottile e lo vede solo chi non è mai stato su quel filo.
Finito il Trattato si trovano nell’ordine: Principali performance sul filo: quanto ha fatto l’autore dal 1971. Filmografia: da cinema. Libri di Philippe Petit. Lezioni e workshop: sti cazzi…Progetti: le idee appena appena originali dell’autore. Piccola biblioteca funambolica: incredibile insieme di libri. Fa ridere a leggerla, ma qualche consiglio di lettura lo si può certo trovare. Note biografiche.
Ora. Immaginatevi sospesi in equilibrio su un solo piede in mezzo al cielo. Questo libro quel sogno di volare te lo fa assaporare…e poi non puoi, almeno per una volta, fingere nella tua stanza -chiudendo gli occhi- di stare in equilibrio. solo. in mezzo al cielo




“Possiedo la saggezza di colui che una volta è 
caduto; quando mi si dice che un funambolo 
s’è sfracellato al suolo rispondo: 
“Ha avuto ciò che si meritava”.”

mercoledì 26 maggio 2010

Festa sul tetto

martedì 25 maggio 2010

Esaminàti a Padova

Musica - baustelle - gli spietati (ascolta)
Fotografia - sconosciuto




6.50 del mattino. Freddo in questo maggio ormai al giro di boa. Centro prelievi via San Massimo. Chissà se è facile da trovare. Il grumo di trenta persone -all'esterno di un piccolo cancello incorniciato da un muro grigio di due metri, macchiato ogni tanto di verde dall'edera- suggerisce che sì, è abbastanza facile da trovare...
anche se il freddo e le poche ore di sonno imbradipiscono i sensi e il cervello. Mi metto in pseudo-fila. Solita scena di gente che finge di non aver fretta, ma muovendosi a piccoli passi con fare ochesco inizia a spintonare, non appena il cancello viene aperto, per arrivare primi alla linea di partenza. Partiti! Scatto da velocisti puri. Tutti vogliono il biglietto-con-numero simil-macelleria. Biglietto trofeo da tenere ben stretto e conservare per i posteri. Resto calmo. Lascio sfilare due anziani esperti nel corpo a corpo tipico della competizione. Bisogna pur mantenere una certa dignità, penso. Mi si affaccia alla memoria una scena confusa descritta da E. Wiesel ne La Notte. Il protagonista sta salendo sul treno per Auschwi... (...non riesco mai a ricordare come si scrive. Grave. Chiediamo a google, ecco) Auschwitz. L'immagine davanti agli occhi rimanda all'assembramento descritto dallo scrittore rumeno e in un rigurgito di fastidio decido che mantenere una certa dignità in queste situazioni non solo è preferibile, ma diventa un obbligo sociale. Dovere eticamente auto-imposto. Dignità a livello animale.
Mentre questi pensieri si accavallano tra gli orecchi vengo superato da una decina di persone. Signora in avanzato stato di gravidanza (doveroso); senegalese con moglie e bambino addormentato-tra-le-braccia-della-madre al seguito; anziano con berretto pesantemente calato sulla fronte e occhiali fumè che gli cavalcano il volto (certo la velocità del sorpasso può dar fastidio agli occhi); ragazza latinoamericana con lattina di coca in pugno (e questo è doping!!), gonna alla caviglia verde ramarro-fluo, piumino smanicato nero e braccia, parecchio grasse, nude con vera pelle d'oca (un must); manager di mezz'età dall'aria distinta con ventiquattrore sfasciata in pelle marrone; signora "molto padovana" per la quale è inutile ogni descrizione se siete di queste parti (altrimenti consiglio "Ragazze del Nordest" di Bugaro- Franzoso).
Ahimè ora sono fatalmente in coda al gruppo...beh, almeno sfrutterò la loro scia come in bicicletta quando ti tagliano l'aria! Prendo il numero pigiando lo schermo touch screen e prego perchè sia un cardinale inferiore al migliaio. Leggo. Ventotto.Sì, 28. Proprio così! Non andata poi così male, penso. (pensiero "subito dopo") Magari non vuol dire nulla e dovrò aspettare comunque parecchie ore per i ventisette che mi precedono. Per fortuna mi soccorre la memoria che sposta la mia mente dentro lo zaino e, senza guardare, scovo il mio libro -coperta di linus che con la una mela croccante può farmi superare con bastante serenità la maggior parte delle situazioni di perdurante attesa- e sorrido. Mi preparo alla lettura. Cerco una sedia. Mi siedo. Leggo.
La sala d'attesa inizia a scaldarsi. I pazienti poco-pazienti iniziano a ronzare per lo stanzone tra le colonne bianche, calpestando il linoleum blu chiaro e spostando di continuo lo sguardo con aria persa. Dopo pochi minuti una voce femminile e metallica inizia a chiamare i numeri con un tono tipicamente catatonico e vagamente psichedelico.

...

Trascorsa un'ora tra una saletta, una stanza con lettini e uno sportello elettronico per i pagamenti mi ritrovo fuori dal cancello con la mano destra a stringere il cotone sul braccio sinistro e la mano sinistra che tiene stretto, ma non troppo, la ricevuta dell'avvenuto pagamento. Ah... l'efficienza veneta. Mi lascia anche il tempo di una colazione con mela prima che l'aula studio apra l'ingresso. La sanità funziona, almeno qui a Padova. Mentre la sanità mentale di molte persone abbisogna di altre valutazioni e analisi sul campo prima di un responso definitivo...certo, oggi non ha guadagnato molti punti.

domenica 23 maggio 2010

Bugaro Franzoso - Ragazze del Nordest

Musica - charlotte gainsbourg - time of the assassins (ascolta)





















Parlami di te.
Così prende forma questo libro: i due autori hanno riportato, trasformandoli in monologhi, quello che nove ragazze del Nordest hanno raccontato loro davanti ad un tavolo. "Parlami di te" è la domanda che dà il via  gli incontri e loro, dopo qualche imbarazzo, raccontano il nordest dal punto di vista...donna.
Storie dure, a volte incredibili, sicuramente mai banali da una zona d'Italia che come, descritto dalla terza di copertina, cambia più rapidamente di ogni altra. cambia sotto i nostri occhi troppo chiusi per capire che qualcosa si è rotto, piegato o forse solo modificato,ma irreversibilmente. Le ragazze non sono più lo specchietto del allodole per l'altra metà della popolazione. Non sono nemmeno l'esatto contrario di questo stereotipo maschile. Hanno una loro storia da creare. Una forza da dispiegare. Mille cazzate da provare. Errori da evitare, ma solo dopo averli commessi. Una durezza da far rabbrividire, che però si forma con il tempo e non è solo voglia di contrariare.
Fin da ragazza mi sono sentita una guastatrice. Mi divertiva fare le cose che non andavano fatte. 
Le vite delle ragazze-nordest sono spesso incrociate con quelle di mariti, fidanzati, padri, ex(fidanzati, mariti, amanti, amici, mariti per un giorno,...) e non ne esce un molto di proficuo. Non una relazione sana. Non un progetto condiviso. Non una crescita vissuta assieme e quindi, forse, "più" crescita.
Un quadro non molto promettente e se questa zona precorre, in un qualche modo, tutta la società non si vedono rosee prospettive.
Cosa sono i figli? Ponti sul tempo. In genere vengono percorsi nello stesso senso della vita, per accompagnare se stessi all'età adulta, alla vecchiaia. Qualche volta si sceglie la direzione opposta. Grazie ai figli si recupera il passato, la propria infanzia e la propria adolescenza, si cerca di ricostruite un mondo che, per ragioni diverse, all'improvviso è sprofondato nel nulla.
Un bel libro che senza giri di parole mette sul piatto quello che due autori hanno trovato da dire sulla generazione di ragazze di oggi, ragazze del Nordest. Ciò che mi è parso trasparisse dai racconti è il bisogno di sentirsi indipendenti senza però doverlo far pesare.
C'erano momenti, rari momenti, in cui niente poteva raggiungerla. La forza delle cose ti scagliava lontanissimo. Volavi in mezzo al cielo senza nessun ricordo, di nuovo capace di entusiasmo, indulgenza, abbandono.

venerdì 21 maggio 2010

Retroguardie

Musica  - baustelle - il liberismo ha i giorni contati (ascolta)


















per questo le avanguardie erano ok
almeno fino al sessantasei

Confusione------voglia di fare qualcosa di manuale, fisico. la speranza, pur minima, venuta meno lascia un vuoto nel suolo che si allarga e ai cui bordi cerchi di aggrapparti per non precipitare.
nel baratro. buio.
il buio che sei e che in un certo senso sai essere la tua parte più interiore.
mentre il vento ti soffia contro il viso spingendoti verso il precipizio e sferzandoti le guance, la fronte, il naso con una sabbia sottile e fredda come la neve di chissà quale deserto lontano.
Gli occhi si stringono per non rimanere accecati e stringendoti mettono a fuoco quello che c'è di fronte: il futuro. il fottuto futuro. che non riesci a mettere a fuoco, a capire, ma che dovrebbe servire a costruire concreti progetti di vita.
conviene cercare l'affetto e l'amore di chi ti vuole bene senza prezzo. senza imposta sul valore aggiunto. che non hai aggiunto niente per meritartelo quel bene, ma visto che ci sei nato dentro per sempre durerà. un piranha nero e parecchio incazzato ti dice di svegliarti. 

che a mangiare cinque volte al giorno e lamentarsi.
che a stare una sera  in allegria attorno ad un tavolo con i tuoi amici e lamentarsi. 
che a godere per il cielo azzurro e lamentarsi.
che a provare i brividi fin sulle ginocchia per la sinfonia n. 3 in fa maggiore op. 90 di J. Brahms e lamentarsi.
che a svegliarsi al mattino senza dover pensare se sei ancora vivo e lamentarsi.
beh...sei un po' blasfemo.   

lunedì 17 maggio 2010

Risotto alle Ortiche

Musica - vinicio capossela - che cose'è l'amor (ascolta)
Fotografia - iolanna



Domenica mattina. Sveglia presto. Presto per essere domenica. Nuvole che promettono pioggia in un maggio appena agli inizi. Pranzo con gli amici. Menù: eccolo.

Risotto alle ortiche -ricetta della mia nonna con variazioni sul tema-

Per 4 persone
ortiche - in peso non so, ma leggete la preparazione
olio - 2 cucchiai
scalogno - 2
vino bianco secco Pinot Grigio Trentino- 1 bicchiere per il riso - 1 bicchiere a persona mentre si cucina...aperitivo
riso carnaroli - 200g (se ci sono solo uomini aggiungere di 50g)
burro - 30g
formaggio grana trentino - 50g



Preparazione
Per le ortiche: si devono raccogliere solo le punte e le prime foglioline dall'alto, delle ortiche più fresche. Consiglio di indossare i guanti per ovvi motivi. Io ne raccolgo la quantità che più o meno sta in mezzo sacchetto della spesa. Consiglio però di usare sacchetti di carta o di tessuto perchè se dovesse esserci il sole, le ortiche appassirebbero dentro quelli di nylon. Il mio amico-compagno d'appartamento dice che sono malato a pensare a queste cose...tant'è.
Per il risotto: Mettete a bollire l'acqua per il brodo con la carota, la cipolla, il pomodoro, la gamba di sedano e mezzo dado vegetale. Fate soffriggere lo scalogno con l'olio fino a quando questo sarà appassito e leggermente dorato. Volendo si può usare anche il burro (50g), ma il tutto risulterà più saporito e pesante. Abbassate il calore del soffritto al minimo. Prendete le ortiche e fatele sbollentare per 4-5 minuti nel brodo di verdura. Si possono sbollentare anche in acqua calda preparata a parte, ma per me si spreca gran parte del gusto delle ortiche. Una volta sbollentate ritiratele dal brodo e dopo averle sgocciolate grossolanamente riducetele con un coltello. Formeranno una poltiglia di buona consistenza. Versate le ortiche nel soffritto. Aggiungete a filo un mestolo di brodo e fate cuocere per una decina di minuti. Quando il brodo sarà evaporato aggiungete il riso. Lasciatelo scaldare per un minuto o due mescolando perchè non si attacchi. Aggiungete il vino bianco secco. Quando il vino sarà evaporato del tutto sempre mescolando, aggiungete a filo un paio di mestoli di brodo alla volta, continuando a mescolare. Aggiungete il brodo mano a mano che questo si consuma fino a quando il riso sarà cotto. Fate attenzione al tempo di cottura indicato sulla confezione.